Apri il pannello della newsletter e guardi il numero. Centosette. Poi apri Instagram, ne vedi milleottocento, e ti dici che per centosette persone non vale la pena di metterci le due ore che avevi stasera.
Quel numero però non ti sta dicendo quello che credi. Ti dice quante persone hai raccolto finora, e si ferma lì. Non ti dice quante ti leggono davvero, e non ti dice quante comprerebbero se domani aprissi qualcosa. Tu lo stai leggendo come un voto sul tuo lavoro, e un voto non è.
Quante iscritte servono per vendere è una domanda che gira parecchio, e una risposta ce l’ha. Te la do subito. Poi ti spiego perchè è la parte meno interessante della faccenda, e ti dico quello che avrei voluto sapere io il giorno in cui ho aperto la mia prima lista.
TL;DL
- Non esiste un numero minimo. Ci sono vendite documentate con sessantadue persone in lista.
- Diecimila persone raccolte a caso rendono quanto quattrocentosettanta raccolte bene.
- Il numero di oggi è una fotografia di quello che hai fatto finora. Non è una previsione.
- Le ads non sono obbligatorie. Il blog porta iscritte da solo, a patto che dentro ci sia la tua testa e non un riassunto di quello che si trova già ovunque.
- Senza lista non perdi la prima vendita: perdi la seconda, che è quella che tiene in piedi il lavoro.
- Sotto i centomila di fatturato un’iscritta vale dieci-cinquanta centesimi al mese. Chi te ne promette uno ti sta vendendo un sogno.
- Il numero da guardare non è quante sono, è quante ti rispondono. Sopra l’uno per cento la lista è viva.
- Funziona anche se quello che vendi si tocca.

Quante iscritte alla newsletter servono per vendere un corso o una consulenza
Non esiste un numero minimo. Ci sono vendite documentate con sessantadue persone in lista, e ce ne sono con quattrocentosettanta.
Il confronto che conta però è fra due lanci, e li metto vicini apposta.
Chantl Martin, che negli Stati Uniti vende formazione ad altre creator, è arrivata a un lancio con diecimila iscritte raccolte nel tempo senza un filo che le tenesse insieme. Ha incassato circa cinquemila dollari. Braden Drake, un avvocato americano che vende corsi ad altri liberi professionisti, allo stesso tipo di lancio ci è arrivato con quattrocentosettanta persone che sapevano benissimo chi fosse e cosa faceva. Ne ha fatti quattromila, e al lancio successivo diciottomila.
Venti volte meno persone, praticamente lo stesso incasso.
Quindi la domanda “ne ho abbastanza” resta senza risposta finchè non rispondi a quest’altra: queste persone si ricordano perchè si sono iscritte? Se sì, quaranta bastano per cominciare. Se no, diecimila non ti salvano.
Una cosa la dico qui e non la ripeto più. Quasi tutti i numeri di questo articolo sono dichiarati dalle persone stesse dentro il loro materiale di marketing, e non li verifica nessuno. Li uso perchè sono gli unici numeri piccoli con nome e cognome che esistono, e in italiano non ne trovi neanche uno. Ma sono racconti, non certificati, e vanno letti così.
Il numero di iscritte alla lista email che hai il primo giorno non è quello che avrai fra un anno
Questo è quello che avrei voluto sapere io, e che nessuno mi aveva detto: il numero che vedi stasera è la fotografia del lavoro fatto finora, non una previsione su di te.
Chi apre una lista guarda quel numero come se fosse una condanna, quando invece è la cosa più modificabile che hai. Le trentasette persone del primo mese non sono le stesse trentasette dell’anno dopo, e non sono neanche lo stesso tipo di persona: man mano che capisci chi sei per loro, cambia chi si iscrive, e cambia perchè si iscrive.
C’è però una condizione, e va detta chiara. Il numero cresce se la lista la lavori. Se la apri e la lasci lì, fra un anno hai gli stessi centosette, più freddi.
Come aggiungere persone alla lista email
Qui c’è la seconda cosa che avrei voluto sapere prima. Le ads non sono obbligatorie. Sono un acceleratore, e se non le hai il tuo problema non è quello.
Il blog te ne porta da solo, e continua a portartene mentre tu dormi, mentre sei in ufficio, mentre passano i mesi. Ci mette tempo, questo sì: un articolo nuovo prima di essere trovato su Google impiega mesi, non giorni. Ma nel frattempo non sta fermo, perchè quello che scrivi lo mandi alla lista che hai già, anche se sono quaranta persone, e loro lo leggono oggi.
C’è una condizione, ed è la parte che quasi nessuno ti dice. Google e le AI portano persone a chi ha qualcosa da dire, non a chi riassume quello che si trova già ovunque. Se il tuo articolo è una raccolta ordinata di informazioni corrette, non ti cerca nessuno, perchè quelle informazioni ci sono già in altri quattrocento posti scritti meglio. Se dentro c’è la tua testa, la tua opinione, il caso che hai visto tu, allora diventi una fonte.
E vale anche quando scrivi con l’intelligenza artificiale. Se le chiedi il pezzo e pubblichi quello che esce, hai fatto un articolo che parla come tutti gli altri. Il lavoro tuo comincia dopo: togliere, correggere, mettere quello che sai tu e che lei non può sapere. L’ho spiegato passo per passo in come scrivere con l’AI senza sembrare una delle tante.
L’altra porta è la cosa che regali in cambio dell’email, e lì i due articoli che ti servono sono cos’è un freebie e come si usa e come si monetizza davvero.

Quanto vale un’iscritta alla newsletter in euro, per chi vende servizi o corsi
Smetti di chiederti quante sono e chiediti quanto rendono. È la domanda che cambia tutto, e in Italia non ti risponde nessuno: prova a cercarla su Google e ti escono il prezzo dei programmi per mandare le email e quanto guadagna Selvaggia Lucarelli con la sua newsletter a pagamento. Due cose che con te non c’entrano niente.
Tradotto per te: con cinquecento iscritte stai parlando di cinquanta-duecentocinquanta euro al mese.
È poco, e non ti prendo in giro dicendoti che è tanto. Però guarda cosa ci fai con quel poco: copre il programma delle email, copre l’hosting del sito, e comincia a coprirsi da sola. Il pezzo che sta in piedi da solo smette di essere una spesa e diventa un pezzo del lavoro.
E adesso la parte che ti serve per difenderti. Gira una regola, in giro per i corsi, secondo cui un’iscritta vale un dollaro al mese. È vera per chi è già grande. Chi te la vende come traguardo del primo anno ti sta vendendo un sogno, e quando fra sei mesi sarai a venti centesimi penserai di aver sbagliato tu.
Un’ultima cosa su questa scala, per onestà: è ricostruita da dati di piattaforma più esperienza sul campo di chi l’ha pubblicata, non è uno studio. Prendila come ordine di grandezza.
La seconda vendita: perchè senza lista email non arriva mai
C’è un argomento a favore della lista che non è morale e che quasi nessuno ti dice, perchè si parla sempre di come trovare clienti nuovi.
Su una delle piattaforme americane più usate da chi vende corsi e consulenze, gli esperti hanno fatturato in quindici anni undici miliardi e settecento milioni di dollari. Di quella cifra, il 53,8% arriva da riacquisti. Persone che avevano già comprato una volta e hanno comprato di nuovo.
Fermati un attimo su cosa vuol dire per te. Più della metà del fatturato di questo mestiere sta nella seconda vendita, e la seconda vendita puoi farla solo se hai un modo per ricontattare chi ha già comprato da te.
Se il tuo unico canale è Instagram, quella persona ti ha comprato una consulenza a marzo e a settembre non sa più che esisti, perchè l’algoritmo ha deciso di mostrarle altro. Non hai perso un cliente nuovo. Hai perso quello che avevi già conquistato, che era anche il più facile.
Ne ho parlato dentro l’articolo sul sistema che vende anche quando non pubblichi, perchè è lo stesso meccanismo visto dall’altra parte.
Il numero che conta è quante persone ti rispondono
Questa è la cosa che ho impiegato più tempo a capire, e che in italiano non ho trovato scritta da nessuna parte. Ho controllato i siti di tredici formatrici e consulenti italiane che parlano di newsletter: parlano tutte di aperture e di clic. Delle risposte non parla nessuna.
Eppure le risposte sono l’unica cosa che ti dice se dall’altra parte c’è qualcuno.
Tarzan Kay, una copywriter canadese che insegna a scrivere email, lo dice così: il numero degli iscritti non significa niente, quello che conta è quante persone rispondono e cosa ti scrivono, perchè sono loro a dirti cosa vogliono comprare. E chi cura le newsletter di grandi testate ha notato una cosa curiosa: chi ti ha scritto apre quella dopo per vedere se le hai risposto.
La soglia operativa la conosciamo: sopra l’uno per cento di risposte, la lista è viva. Su duecento iscritte vuol dire due persone che ti scrivono. Due.
E qui c’è l’unica cosa, in tutto questo mestiere, in cui essere piccola è oggettivamente meglio.
Tu hai il tempo di rispondere. Una con cinquantamila iscritte non ce l’ha, e infatti non risponde. Tu puoi scrivere a due persone e ricordarti come si chiamano. Quelle due, quando aprirai qualcosa, non staranno decidendo se fidarsi: lo avranno già deciso.

Sempre Tarzan Kay, in una versione più ruvida: se le persone non rispondono entusiaste alla tua email di benvenuto, hai un problema, e il problema è che sei noiosa. Come si scrive una email a cui viene voglia di rispondere è un pezzo a sé, e ci ho dedicato un articolo (in arrivo).
Come si vende a una lista piccola senza sembrare invadente
La paura che ti blocca non è scrivere. È scrivere per vendere, e sentirti quella che rompe.
Ti tolgo il peso con una frase che ha detto una che di mestiere prepara i lanci: nelle settimane prima di aprire le vendite non stai vendendo il prodotto, stai facendo vedere come lavori. Se racconti come affronti un problema, che errori vedi fare, cosa guardi prima di decidere, non stai disturbando nessuno: stai facendo il tuo mestiere davanti a loro. Chi poi comprerà, comprerà perchè ha visto la tua testa al lavoro, non perchè le hai mandato sei email.
C’è poi un dato che ribalta l’ansia da frequenza. Su un lancio di cinque giorni, chi lo fa di mestiere manda sette email, e cinque stanno negli ultimi due giorni. Il centro del lancio è la parte più lenta, perchè le persone non comprano quando vendi tu, comprano quando sono pronte loro. Vuol dire che tutto quel pudore che metti nel diradare le email nei primi giorni non ti serve a niente, e la fatica vera è una sola: reggere il finale.
E la frase da mettere davvero dentro le tue email: va bene anche se è un no. Stai costruendo un rapporto lungo, non una vendita sola.
Un modo per pensarci che uso spesso: la fiducia che hai costruito è un capitale. Ogni volta che vendi ne spendi un pezzo, ed è giusto così, perchè un capitale che non spendi non serve a niente. Il guaio comincia quando spendi soltanto.
Come si costruisce un lancio intero con una lista sotto le cinquecento persone è materia per un pezzo suo, e arriva (in arrivo).
Le storie e i numeri veri di chi ha venduto con una lista piccola
Da qui in giù c’è la parte per chi vuole andare a fondo. Sono i casi che stanno sotto tutto quello che ti ho detto sopra, con i nomi di chi li ha pubblicati.

| Chi | Chi è | Iscritte | Cosa è successo |
|---|---|---|---|
| Tarzan Kay | copywriter canadese, insegna a scrivere email | 37 alla prima email | sei anni dopo, primo anno da sette cifre con 6.000 iscritte |
| Amy Porterfield | americana, fra le formatrici più conosciute sui corsi online | 600, primo anno | 267 dollari |
| Melyssa Griffin | blogger americana passata ai corsi | 150 | circa 30.000 dollari con sei email in quattro settimane |
| Braden Drake | avvocato americano, corsi per liberi professionisti | 470 | 4.000 dollari, poi 18.000 al lancio dopo |
| Regina Anaejionu | consulente americana, prodotti digitali | 71 | ha iniziato a vendere lì |
| Chantl Martin | formazione per creator | 10.000 (lista fredda) | circa 5.000 dollari |
Il numero da tenere è il primo. Trentasette. È a trentasette persone che Tarzan Kay ha mandato la sua prima email. Sei anni dopo ha fatto il suo primo anno da sette cifre, e la lista era arrivata a seimila. Seimila, non un milione. Il milione è arrivato mentre la lista era ancora quella che tu chiameresti piccola.
La storia di Amy Porterfield serve a un’altra cosa. Primo anno, seicento iscritte, prova a vendere e incassa duecentosessantasette dollari. Non duecentosessantasette mila. Poco dopo, con mille persone, ne fa seimila in quarantotto ore. Fra le due cose la lista era cresciuta di quattrocento persone, che non spiegano una differenza del genere. Era cambiato cosa stava offrendo, e a chi.
Poi c’è quella che ti riguarda più di tutte. Melyssa Griffin, lista di centocinquanta persone, quattro settimane, sei email mandate, circa trentamila dollari incassati. Nello stesso mese ha provato anche i social: una diretta le ha portato cinque iscritte, un’altra piattaforma tre. Otto persone in un mese di contenuti, contro sei email a centocinquanta.
Non te lo racconto per convincerti a mollare Instagram, che serve e resta la porta. Te lo racconto perchè tu smetta di misurare le tue ore con il metro sbagliato.
Chi non ha venduto niente, che in Italia non lo racconta nessuno
Se ti fermassi ai casi di sopra ti farei lo stesso torto che ti fanno tutti.
Nik Scott, che scrive per coach negli Stati Uniti, ha pubblicato questa frase: ha passato quattro mesi a curare sessantatré iscritte con email scritte benissimo, ogni settimana, e nessuna di quelle sessantatré persone ha comprato niente. Zero.
Un altro, sempre quest’estate, racconta di una sua cliente che ha lanciato un’offerta a sessantadue iscritte e ha venduto una volta sola. Poi fa il conto: una vendita su sessantadue fa l’1,6% di conversione, che per chi comincia è un buon segno, non un fallimento. E aggiunge la cosa che mi ha colpito di più: le persone leggono un risultato piccolo come la prova che c’è qualcosa che non va in loro.
Ecco perchè te li metto. In Italia, di questa parte, non parla nessuno. Ho controllato i siti di tredici fra formatrici e consulenti che vendono percorsi sull’email marketing, e non c’è una riga su quando non ha funzionato. Parlano solo le esperte che poi ti vendono il corso, e ti fanno vedere il traguardo senza mai la partenza.
Se hai scritto per mesi e non è successo niente, non sei tu il pezzo che si è inceppato. Con ogni probabilità manca un passaggio fra quello che pubblichi e quello che vendi, e quel passaggio ha un nome e una posizione precisa.
Dove si inceppa il tuo sistema?
Sei domande e sai quale pezzo ti manca adesso. Perchè prima di decidere dove mettere le ore, serve sapere dove si spezza la catena tra chi ti trova e chi ti paga.
Fai il test →I miei numeri di partenza, in chiaro
E adesso i miei, che sono piccoli.
Questo blog ha due mesi. Negli ultimi ventotto giorni ha collezionato 88 impressioni su Google, che vuol dire che è comparso 88 volte fra i risultati di ricerca. La posizione media è 23, cioè pagina tre, dove non ci arriva praticamente nessuno. Le persone entrate da una ricerca su Google, in trenta giorni, sono state nove. Su Instagram sono a centosessanta follower dopo aver pubblicato quarantuno contenuti.
Li scrivo per un motivo solo. In questo mestiere parlano tutte da vinte, e una linea di partenza vera non la trovi da nessuna parte. Se non ti faccio vedere il contachilometri, i numeri degli americani di sopra non ti servono a niente, perchè non hai modo di capire dove sei tu rispetto a loro.
So anche cosa mi costa. Qualcuno userà questi numeri per dire che sono piccola. Lo sono, e nel frattempo ho ricostruito da zero in un mese un impianto che nel 2022 avevo chiuso con le mie mani, dopo due anni di Academy, community e lanci. Se ti interessa come è andata, l’ho raccontata per intero.

Questi numeri li riaggiorno. È l’unico modo perchè servano a qualcosa.
Funziona anche se vendi prodotti fisici e non corsi
Tutto quello che hai letto vale anche se quello che vendi si tocca: pezzi fatti a mano, vintage, illustrazioni, ceramica.
Cambia a cosa serve la lista. Non la usi per accompagnare una decisione lunga, la usi per l’anteprima del pezzo che sta per uscire, per la lista d’attesa di quello che si esaurisce sempre, per l’avviso del giorno in cui apri, per il messaggio a chi aveva chiesto di essere avvisata quando torna disponibile.
Il discorso sulla seconda vendita qui pesa ancora di più. Chi ha comprato un tuo pezzo e gli è piaciuto compra il secondo, e il secondo te lo compra solo se hai un modo per dirle che esiste.
E il numero minimo scende ancora, perchè il prezzo di un oggetto è più basso di quello di un corso e la decisione è molto più veloce.
Cosa fare questa settimana per la tua lista email
Due mosse, non dieci.
Conta le risposte, non le iscritte. Apri la casella e guarda quante persone ti hanno scritto negli ultimi tre mesi. Quel numero, non l’altro, ti dice a che punto sei.
Manda una email questa settimana, anche se sono quaranta persone, e chiudila con una domanda a cui si possa rispondere in una riga. Non chiedere un parere generico, chiedi una cosa sola e precisa.
Se hai poche ore e vuoi capire dove metterle, ho scritto come si costruisce tutto questo con un lavoro a tempo pieno.
Dove si inceppa il tuo sistema?
Sei domande e sai quale pezzo ti manca adesso. Perchè prima di decidere dove mettere le ore, serve sapere dove si spezza la catena tra chi ti trova e chi ti paga.
Fai il test →Domande frequenti
Non esiste un minimo. Esistono lanci andati bene con quattrocentosettanta iscritte e lanci mediocri con diecimila. Quello che pesa è quanto quelle persone ti conoscono e si ricordano perchè si sono iscritte. Con una lista sotto le cinquecento persone si vende, a patto di avere un’offerta chiara e di averla costruita insieme a loro.
Sì, e per un motivo che con cento persone puoi permetterti: hai il tempo di rispondere a chi ti scrive. Le liste piccole hanno il tasso di risposta più alto, e le risposte sono quelle che ti dicono cosa vendere. Cento persone che ti leggono valgono più di duemila raccolte per riempire il numero.
Sotto i centomila euro di fatturato, l’ordine di grandezza è dieci-cinquanta centesimi per iscritta al mese. Con cinquecento iscritte parliamo di cinquanta-duecentocinquanta euro mensili. La regola dell’euro per iscritta che gira nei corsi vale per business già grandi, non per chi comincia.
Chi si iscrive ti lascia l’indirizzo email e il permesso di scriverle, e può togliertelo quando vuole con un clic. Per te comporta un impegno: mandare qualcosa che valga il posto che occupi nella sua casella. Per lei comporta ricevere quello che hai promesso al momento dell’iscrizione, niente di più.
In Italia la media si aggira intorno al 44%, con le email automatiche che superano il 65% e gli invii a tutta la lista sotto il 44%. Sono numeri gonfiati dalle aperture automatiche di alcuni programmi di posta, quindi vanno letti come tendenza e non come misura esatta.
Dipende da cosa devi farci. I follower servono a farti conoscere, la lista serve a farti scegliere. Con diecimila follower arrivi davvero a poche decine di persone per post, con duemila iscritte ne raggiungi centinaia. Instagram resta la porta, la lista è dove si decide.
Nella grande maggioranza dei casi manca un passaggio fra quello che pubblichi e quello che offri: le persone si sono iscritte per una cosa e tu ne vendi un’altra, oppure non hai mai detto chiaramente che vendi qualcosa. Prima di cambiare strumento, guarda quante persone ti hanno risposto negli ultimi tre mesi.
In sintesi
Non esiste un numero minimo di iscritte per vendere: si vende a sessantadue persone e si fallisce con diecimila. Tarzan Kay ha mandato la sua prima email a trentasette persone. Amy Porterfield al primo anno ha incassato duecentosessantasette dollari con seicento iscritte.
Sotto i centomila di fatturato un’iscritta rende dieci-cinquanta centesimi al mese, e chi ti promette di più ti sta vendendo un sogno. Più della metà del fatturato di questo mestiere arriva dalla seconda vendita, che senza lista non puoi fare.
Il numero che conta davvero è quante persone ti rispondono, e sopra l’uno per cento la lista è viva. Averla piccola, su quel fronte, è un vantaggio.
Il mio blog ha due mesi, ottantotto impressioni e posizione media ventitré. Te li scrivo perchè una linea di partenza vera, in italiano, non la trova nessuna.
Chi sono
Sono Martina Vitale, digital coach. Ho aperto il mio primo blog nel 2010, fra il 2020 e il 2022 ho gestito un’Academy con community e prodotti miei, e poi ho chiuso tutto per ragioni di vita. Nel 2026 sono tornata e ho ricostruito l’impianto in un mese, usando l’intelligenza artificiale come motore. Lavoro a tempo pieno in ufficio, ho due figli, e al progetto dedico le ore che restano.
Insegno a costruire un sistema che lavora anche quando non ci sei. Tu più sistema, non sistema più te.
Se vuoi vedere da dove si comincia, qui ci sono i percorsi. E se ti va di seguirmi mentre lo costruisco, sono su Instagram come @martinavitale.metodo.