Personal branding online se vendi un servizio tuo: cosa viene prima del logo e dei colori, e il brand kit in una sera.
Nel 2022 ho scritto un articolo che si chiamava Personal Branding online: promuovere se stessi. Si apriva con una frase che sottoscrivo ancora: il tuo personal brand è più del tuo logo e della tua combinazione di colori.
Poi, per metà articolo, parlavo di logo e colori. Come cercare idee su Pinterest, come fare il brand kit, dove farsi disegnare il logo. Avevo scritto la frase giusta, e poi ero andata dritta al pezzo che sapevo nominare.
Oggi lo riscrivo allo stesso indirizzo, per chi vende un servizio suo, e cambio l’ordine: prima cosa capisce di te chi arriva, poi logo e colori. Il brand kit resta, verso la fine, ed è un lavoro da una sera.
Se sei qui perchè ti è venuta voglia di rifare tutto, leggi anche quando fare rebranding, e quando il pezzo fermo è un altro.
TL;DL
- Il personal branding online è quello che capisce di te chi arriva, e quello che racconta di te a un’amica.
- Logo e colori ti fanno riconoscere. Cosa fai, per chi e come si comincia ti fanno scegliere.
- Il brand si disegna guardando chi vuoi che arrivi, e i tuoi gusti vengono dopo.
- Coerenza vuol dire le stesse parole ovunque: nel profilo, sulla pagina, nella prima email.
- Il brand kit è una pagina sola con logo, colori, caratteri e la frase che dice cosa fai. Si fa in una sera, e poi si usa.
Cosa vuol dire personal branding online, se vendi un servizio
Nel 2022 lo definivo con un elenco: il tono di voce, le immagini del blog, se parli o no di politica su Facebook, e altre mille cose diverse. Era vero, e non aiutava, perchè mille cose non si sistemano.
Oggi te lo dico più corto. Il personal branding online è quello che capisce di te chi arriva: cosa fai, per chi, e perchè da te. E quello che racconta di te quando ti consiglia a qualcun altro.
La frase di chi ti consiglia
Prova a pensare a una tua cliente che parla di te a un’amica. Che frase usa? «È brava» non basta, perchè l’amica non sa ancora per cosa. «È quella che ti aiuta con la cervicale quando lavori tutto il giorno al computer» invece sì.
Quella frase è il tuo brand, più del logo. Se la sai scrivere, sai cosa mettere nella bio, nel titolo della pagina e nella prima riga di ogni email. Se non la sai scrivere, cambiare i colori non la scrive al posto tuo.

Si disegna guardando chi arriva
Nel 2022 facevo un esempio che tengo. Immagina di organizzare feste per bambini: magari ami l’azione e le moto, e chi ti cerca sogna palloncini e colori tenui. Se disegni il brand sui tuoi gusti, rischi di allontanare proprio le persone che vorresti.
Resta vero. I colori, i caratteri e le foto si scelgono pensando a chi vuoi che arrivi, e i tuoi gusti entrano dopo, dove c’è spazio.
Prima dei colori, le parole
Oggi però aggiungo un pezzo che allora mancava. Chi arriva le parole le legge prima di accorgersi dei colori. Se la bio dice «appassionata di benessere», il rosa più giusto del mondo non le spiega cosa fai.
Le parole giuste, quasi sempre, le hai già. Riapri i primi messaggi delle clienti che hai: con che parole ti raccontavano il loro problema? È lì che trovi la frase di chi ti consiglia, detta da loro. Poi scegli i colori che vanno d’accordo con quella frase, e non il contrario.
La coerenza, cioè le stesse parole ovunque
Nel 2022 scrivevo che la coerenza nel personal branding è essenziale. Lo penso ancora, e oggi so dire meglio cosa vuol dire in pratica: la stessa frase in tutti i posti dove chi arriva ti legge.
Chi ti trova passa da un posto all’altro: dal profilo alla pagina, dalla pagina alla mail. Se in ognuno trova parole diverse, a ogni passaggio deve ricominciare a capire chi sei. Se trova la stessa frase, ti riconosce e va avanti.
I quattro posti da controllare
- il nome e la bio del profilo: il mestiere accanto al nome, la frase subito sotto;
- il titolo della tua pagina: quello che esce in blu su Google;
- la prima email che riceve chi si iscrive: la prima riga dice di nuovo chi sei e cosa fai;
- la firma: nome e mestiere, uguali ovunque.
Il resto (il tono, le foto, i colori) viene più facile, perchè hai una frase a cui farlo somigliare.

Il brand kit, in una sera, e poi basta
Il brand kit è il pezzo del personal branding che si fa con le mani, ed è anche il più piacevole. Per questo conviene farlo in una sera sola, e poi usarlo.
È una pagina sola dove metti tutto quello che ti serve per non decidere ogni volta da capo:
- il logo, anche solo il tuo nome scritto bene;
- due o tre colori, con il loro codice;
- due caratteri, uno per i titoli e uno per il testo;
- la frase che dice cosa fai e per chi;
- due o tre foto tue, da usare nel profilo, sulla pagina e nelle email.
Il logo può essere il tuo nome
Nel 2022 scrivevo che un logo semplice, fatto solo di testo, all’inizio è più che sufficiente, e anzi meglio di qualcosa di troppo elaborato. Lo confermo: il tuo nome scritto con un bel carattere fa il suo lavoro per anni.
Se il logo lo fai disegnare a qualcuno, una cosa sola da controllare prima di pagare: che tu abbia il diritto di usarlo per il tuo lavoro, ovunque e senza scadenza. Fattelo scrivere.
Lo puoi fare con qualunque programma di grafica, o anche in un documento: conta che sia una pagina sola. Una volta fatto, lo apri ogni volta che prepari qualcosa, e smetti di scegliere i colori ogni sera.

E quando viene voglia di rifare tutto
Prima o poi viene. Rileggi la bio, il logo ti sembra vecchio, i colori stanchi. Prima di rifare il brand kit, fai la prova che ho messo in quando fare rebranding: rifai la strada di chi arriva, da sconosciuta, e segna il primo punto in cui ti fermi.
Se ti fermi al nome e alla bio, il lavoro è sulla frase, e il brand kit si aggiorna di conseguenza. Se ti fermi dopo, al link, alla pagina o alla mail, il brand kit può restare com’è, e si lavora su quel pezzo. Se invece hai cambiato lavoro o clienti, allora sì, si rifà: frase prima, colori dopo.
E se ti chiedi da dove nasce la frase, cioè cosa fai tu e per chi, c’è un articolo apposta: fare personal branding con l’Ikigai, e perchè da solo non basta.
Domande frequenti
È quello che capisce di te chi arriva, cioè cosa fai, per chi e perchè da te, e quello che racconta di te quando ti consiglia. Logo e colori ti fanno riconoscere, la frase che dice cosa fai ti fa scegliere.
Per cominciare basta il tuo nome scritto con un bel carattere. Un logo semplice fatto di testo fa il suo lavoro per anni, e conta meno della frase che dice cosa fai e per chi.
Una pagina sola con il logo, due o tre colori con il loro codice, due caratteri, la frase che dice cosa fai e per chi, e due o tre foto tue. Si fa in una sera, e poi si usa ogni volta che prepari qualcosa.
Quando cambi lavoro o clienti, o quando dal nome e dalla bio non si capisce più cosa fai. Negli altri casi conviene prima guardare dove si ferma chi arriva: spesso il pezzo da sistemare sta dopo la bio.

