Questo articolo l’ho scritto nel settembre del 2021, e all’epoca ero convinta di aver trovato la chiave. Lo rimetto online oggi perchè il metodo funziona ancora, e perchè nel frattempo ho capito dove si ferma.
Allora scrivevo che l’Ikigai serve a definire il tuo brand. Oggi lo direi in modo più preciso: fare personal branding con l’Ikigai ti dice chi sei e cosa hai da dare. È metà del lavoro, ed è la metà che quasi nessuno fa davvero. L’altra metà guarda fuori, e sta da un’altra parte.
Ti do il metodo per intero, con le quattro domande e i quattro incroci. E poi ti dico esattamente dove smettere di girare intorno a te stessa, perchè è lì che quasi tutte si bloccano per mesi.
TL;DL
- Ikigai è una parola giapponese che significa ragione di vita: quello che ti fa alzare la mattina.
- Applicato al lavoro, incrocia quattro cose: cosa ami, cosa sai fare, per cosa ti pagano, cosa serve agli altri.
- Dagli incroci escono passione, missione, professione e vocazione, e la vocazione è la promessa del tuo brand.
- Serve a rispondere alla domanda chi sono e cosa ho da dare, che è la metà interna del posizionamento.
- Non risponde a chi parlo, e infatti non è quello il suo lavoro: quella domanda si chiude con la nicchia.
- Fatto da solo tiene ferme per mesi. Fatto con l’altra metà, in un pomeriggio ti sblocca il profilo.
Ikigai, cosa vuol dire davvero
Ikigai è una parola giapponese fatta di due pezzi, iki che è vita e kai che è significato. Letteralmente: ragione di vita. È quello che ti spinge ad alzarti la mattina, e non deve per forza essere qualcosa di enorme. Può essere ballare, crescere i tuoi figli, coltivare i fiori sul balcone. Qualsiasi cosa che ogni giorno ti renda contenta di esserci.
Nella tradizione giapponese si appoggia su cinque cose semplici, che vale la pena leggere anche solo per come suonano:
- cominciare in piccolo
- dimenticarsi di sè
- armonia e sostenibilità
- la gioia per le piccole cose
- stare nel qui e ora
Quando questa cosa viene portata nel lavoro, e succede da parecchi anni ormai, l’Ikigai diventa uno schema a quattro cerchi che si sovrappongono. Serve a capire cosa hai da dare, mettendo insieme quello che ami, quello che sai fare, quello per cui ti pagano e quello che serve agli altri.
Una premessa onesta, prima di continuare. Io non sono una persona spirituale e parlo pochissimo di anima. Questo schema mi interessa per una ragione molto pratica: è l’unico modo ordinato che conosco per tirare fuori dalla testa le cose che sai fare, e per accorgerti che ne stai tenendo fuori metà.

Le quattro domande, e come si risponde
Sembrano facili, e non lo sono. Il consiglio pratico: rispondi di getto e per iscritto, senza filtrare, e solo dopo rileggi e tieni quello che senti più tuo. Se ti fermi a giudicare mentre scrivi, non esce niente.
- Cosa ti appassiona? Senza porti limiti e senza giudicarti. Puoi andare da cose grandi come la giustizia climatica a cose piccolissime come organizzare i cassetti. Tutto quello di cui ti piace parlare, leggere, guardare video alle undici di sera.
- Quali problemi risolvi a chi ti sta davanti? Non solo quali problemi ha, ma in che modo tu sei la soluzione. Anche qui si va dal trovare lavoro a scegliere le scarpe giuste per una serata di ballo.
- Per cosa sei, o potresti essere, pagata? Elenca tutto quello che gli altri ti chiedono di fare perchè sei brava, e per cui qualcuno tirerebbe fuori dei soldi. Può essere sistemare un foglio di calcolo o organizzare un trasloco.
- Cosa sai fare bene? Tutto quello che ti viene facile e che faresti per ore senza annoiarti, con buoni risultati. Dal sistemare il frigorifero al nuotare a stile libero.
La tre e la quattro sembrano la stessa domanda e non lo sono, ed è una distinzione che vale oro. Fare bene una cosa non vuol dire che ci puoi vivere. Se nessuno è disposto a pagarti per farla, o per insegnargliela, resta un hobby bellissimo, e va benissimo che resti un hobby.

Hai risposto alle domande e sei ancora ferma?
Nove facciate, cinque punti di controllo con la casella sì o no. Servono a vedere quale pezzo manca davvero.
I quattro incroci: passione, missione, professione, vocazione
Le quattro risposte non restano quattro liste. Si incrociano a due a due, e da ogni incrocio esce una cosa diversa che puoi usare nel modo in cui ti presenti.
Passione
È l’incrocio fra quello che ami e quello che sai fare. La domanda è: cosa amo fare, e perchè? Il perchè è la parte che di solito resta fuori da tutto quello che pubblichi, ed è anche quella che le persone si ricordano.
Missione
È l’incrocio fra quello che ami e quello che serve agli altri. Cosa vuole il mondo da me? È la domanda più difficile delle quattro, e sarò onesta: è anche quella che rischia di tenerti seduta a pensare per settimane, se la affronti solo da dentro. Ci torniamo fra poco.
Professione
È l’incrocio fra quello che sai fare e quello per cui vieni pagata. Con cosa mi procuro da vivere? È la più concreta, e di solito è anche l’unica che le persone hanno già scritta da qualche parte.
Vocazione
È l’incrocio fra quello per cui vieni pagata e quello che serve agli altri. Cosa so fare così bene da essere pagata per farlo con passione? Qui dentro c’è la promessa del tuo brand, cioè la risposta alla domanda che ti fanno tutte senza dirtelo: perchè dovrei farlo fare a te e non a un’altra?

Dove l’Ikigai si ferma
Adesso la parte che nel 2021 non avevo scritto, e che è il motivo per cui rimetto online questo pezzo invece di lasciarlo dov’era.
Guarda le quattro domande una accanto all’altra. Cosa ami, cosa sai fare, per cosa ti pagano, cosa serve agli altri. Tre su quattro parlano di te, e la quarta parla degli altri in generale, cioè di nessuno in particolare. Alla fine di questo lavoro sai chi sei e cosa hai da dare. Non sai ancora a chi lo stai dicendo.
Non è un difetto dello schema, è il suo perimetro. L’Ikigai è nato per rispondere a una domanda sulla propria vita, non per costruire un posizionamento commerciale. Il guaio arriva quando lo usi come se rispondesse anche all’altra domanda, perchè allora continui a girarti intorno aspettando che dalla tua storia salti fuori il tuo pubblico. Non salta fuori, e intanto passano i mesi.
La domanda che manca è una sola: a chi parlo, e in che momento della sua vita. Quella si chiude guardando fuori, cioè le persone che ti hanno già scritto, i loro problemi e le loro parole. È un lavoro diverso e l’ho messo tutto in come scegliere la nicchia e il cliente ideale.
Detto questo, la metà interna serve, e serve sul serio. C’è stato un periodo in cui aspettavo il riconoscimento degli altri, e credevo che quello che sapevo fare dovesse passare prima dalla loro approvazione per poterlo dire. Ho smesso di aspettare il brava quando ho capito che serve solo il mio, di giudizio, per decidere se una cosa fa per me. È esattamente il lavoro che fa questo schema: ti mette davanti quello che sai fare, scritto da te, senza chiedere il permesso a nessuno.

Come si usano le due metà insieme
L’ordine che funziona è questo, e ci sono arrivata sbagliandolo.
- Prima l’Ikigai, e veloce. Un pomeriggio, non un mese. Serve a mettere sul tavolo tutte le cose che sai fare, comprese quelle che dai per scontate perchè ti vengono facili.
- Poi guardi fuori. Prendi le ultime dieci conversazioni vere e vedi cosa ti hanno chiesto le persone, con le loro parole. Quasi sempre ti hanno chiesto una cosa sola, e spesso è quella che tu consideravi minore.
- Poi incroci le due liste. Quello che sai fare e che qualcuno ti sta già chiedendo è il punto da cui parti. Il resto resta lì, e lo tieni per dopo.
Fatto in questo ordine, il pomeriggio dell’Ikigai diventa utile invece che consolatorio. Fatto al contrario, o fatto da solo, produce una pagina bellissima su di te che non fa arrivare nessuno.
E quando poi devi scrivere chi è quella persona nel dettaglio, con la sua situazione e le sue parole, il metodo per farlo senza inventarselo sta in perchè creare l’identikit del cliente ideale.
Quale delle due metà ti manca?
Cinque punti di controllo con la casella sì o no, nove facciate, una penna. Alla fine sai da dove ripartire.
Domande frequenti su Ikigai e personal branding
È l’uso dello schema giapponese dei quattro cerchi per definire cosa hai da dare come professionista: cosa ami, cosa sai fare, per cosa vieni pagata, cosa serve agli altri. Dagli incroci escono passione, missione, professione e vocazione, e la vocazione contiene la promessa del tuo brand.
No, e sapere dove si ferma ti fa risparmiare mesi. Tre delle quattro domande parlano di te, quindi alla fine sai chi sei e cosa hai da dare. Manca la domanda su a chi parli e in che momento della sua vita, e quella si chiude guardando fuori, non dentro.
Un pomeriggio, se lo fai di getto e per iscritto come va fatto. Se dopo un mese sei ancora lì a limarlo, il problema non è che non hai ancora capito chi sei: è che stai usando questo schema per rispondere a una domanda a cui non risponde.
Sono i quattro incroci a due a due. Passione è quello che ami più quello che sai fare. Missione è quello che ami più quello che serve agli altri. Professione è quello che sai fare più quello per cui ti pagano. Vocazione è quello per cui ti pagano più quello che serve agli altri, ed è dove sta la promessa del brand.
No. Io non lo sono e parlo pochissimo di anima. Qui lo schema serve come strumento pratico: è un modo ordinato per tirare fuori tutto quello che sai fare, comprese le cose che dai per scontate perchè ti vengono facili, e per accorgerti di quante ne stavi tenendo fuori.
In sintesi
L’Ikigai è un buon strumento per una cosa sola, e la fa bene: ti mette davanti tutto quello che sai fare e ti aiuta a dire cosa hai da dare, senza aspettare che te lo confermi qualcun altro. Un pomeriggio, di getto, per iscritto.
Poi si alza la testa e si guarda fuori, perchè la domanda su a chi parli non è dentro di te, è nelle conversazioni che hai già avuto. Le due metà insieme sbloccano il profilo in un pomeriggio. Una sola delle due tiene ferme per mesi, e quasi sempre è quella che guarda dentro.

Sono Martina Vitale, Digital Coach. Aiuto le donne che lavorano a costruire un business online che stia dentro la loro vita, non al posto della loro vita: un sistema che vende anche quando loro non ci sono, con l’AI come motore e senza vivere sui social. Se vuoi vedere come ti posso accompagnare, trovi tutto nei miei percorsi.
Per questo articolo ho usato l’AI come supporto alla stesura. Idee, ricerca e voce restano mie: ecco come lavoro.