Come scegliere la nicchia e il cliente ideale, che non sono la stessa cosa

Quando decidi di portare il tuo Lavoro online, e vuoi farlo seriamente, inizi a cercare informazioni su come promuoversi e su come usare i social per un Business digitale. Le informazioni sono tantissime, ma sempre, e dico sempre, uno dei primi scogli è scegliere la nicchia e il cliente ideale. Magari compri un Corso online, segui qualcuno, leggi un Blog sul tema, e poi abbozzi una frase da mettere nella Bio di Instagram.

Una cliente me l’ha detta così, un mese fa: che palle, di nuovo nicchia e cliente ideale! Pensavo di averlo già fatto!

E in effetti l’aveva fatto. Aveva scritto una parola nella casella giusta, e la casella era piena. Il punto è che quella parola dice che mestiere fai, e non dice a chi parli. Finchè resta lì da sola, il tuo profilo e la tua pagina di vendita parlano a tutte, e a tutte vuol dire a nessuna in particolare.

Come scegliere la nicchia è la domanda da cui parte ogni percorso serio, ed è anche quella che quasi nessuno chiude davvero. Ti mostro io dove si perde, e si perde sempre nello stesso punto: la nicchia dentro una parola non ci sta, perchè è un incrocio fra cosa fai più spesso, per chi, e in che situazione si trova quella persona.

Ti mostro anche la confusione che trovi in quasi tutti gli articoli italiani su questo argomento, cioè nicchia e cliente ideale usati come sinonimi, quando sono due metà diverse e si costruiscono in ordine. Se anche tu hai già fatto l’esercizio sulla nicchia, non serve ricominciare da capo: serve aggiungere due colonne a quello che hai già scritto.

TL;DL

  • La parola che nomina il tuo mestiere dice cosa sai fare, e non dice a chi parli.
  • La nicchia è un incrocio: cosa fai più spesso, per chi, in che situazione si trova quella persona.
  • Nicchia e cliente ideale sono due metà diverse. La prima dice a chi parli, la seconda dice chi è quella persona nel dettaglio, e vengono in quest’ordine.
  • La nicchia si scrive con le parole che la tua cliente sa già dire, non con quelle che descrivono il tuo metodo.
  • Prima di sceglierla si verifica che paghi: tre offerte a pagamento nella stessa nicchia, e i prezzi segnati.
  • Se hai già comprato un percorso e la nicchia è ancora indefinita, quasi mai il problema sei tu.
  • Restringere non vuol dire rinunciare al resto del lavoro che sai fare.

Pensavo di averlo già fatto

Quella frase è la cosa più onesta che si possa dire su questo argomento, e la dice chi ha lavorato. Chi non ha fatto niente non ha niente da pensare di aver già fatto.

Magari hai anche comprato un Corso sul tema. Gli esercizi li hai fatti, magari di sera, magari con la testa già altrove. Sei arrivata alla casella della nicchia, hai scritto un argomento, e la casella si è riempita. Da quel momento in poi quella parola ti segue dappertutto: sta nella Bio, e sta nella prima riga della pagina dove vendi. E ogni volta fa lo stesso lavoro, che è pochissimo.

A fine agosto ho passato qualche giorno a leggere profili di professioniste italiane, uno per uno, con il quaderno di fianco e senza fretta. Prendo in prestito quattro bio, quattro mestieri completamente diversi, tutte e quattro scritte da donne che sanno fare la loro cosa:

  • accompagno le persone nella scoperta di sè
  • se puoi sognarlo posso farlo
  • momenti che lasciano il segno
  • ricette, fili e parole, frammenti di me, per te

Nessuna di queste è scritta male. Anzi, l’ultima è bellissima, e se me la trovassi su un biglietto dentro un pacco me la terrei. Da nessuna delle quattro capisci a chi parla. Potrebbero essere una fotografa, una naturopata, una che cuce, una che fa consulenza aziendale, e in due casi su quattro potrebbero essere la stessa persona.

Se mentre leggevi hai pensato che la tua è messa meglio, fai una cosa: apri il profilo e leggi la tua ad alta voce, come se la leggessi a tua sorella. È il test più veloce che conosco, e costa dieci secondi. Se dopo averla letta lei ti chiede sì ok, ma tu di preciso cosa fai e per chi, la casella era piena e la nicchia no.

Questa cosa non ha niente a che vedere con quanto sei brava. Ha a che vedere con il fatto che ti è stata chiesta una parola, tu hai dato una parola, e nessuno ti ha detto che quella parola da sola non lavora. È lo stesso meccanismo che ho raccontato quando ho scritto perchè non vendo online: il pezzo che manca non è mai quello che ti aspetti, ed è quasi sempre più indietro di dove stai guardando.

Quando quella parola resta da sola, succede una cosa precisa.

Quattro bio Instagram vere di professioniste diverse, nessuna delle quali dice a chi si rivolge
Quattro bio vere, lette sui profili in questi giorni

Perchè una parola sola non sceglie nessuno

Prendi la parola che hai scritto per definire la nicchia. Coach, consulente, naturopata, fotografa, architetto. Quella parola dice una cosa vera e utile: dice che mestiere fai. Serve, e non si butta via.

Il problema è cosa non fa. Non esclude nessuno. Chiunque legga quella parola può pensare forse è per me, e chiunque può pensare forse no, e resta a metà. Una parola che può stare sul profilo di altre mille persone ti descrive e si ferma lì. E scegliere una nicchia vuol dire proprio selezionare, cioè lasciare fuori qualcuno di proposito. Se non lasci fuori nessuno, non hai scelto: hai raccontato.

Lo so che detta così sembra una cosa da manuale. Ti racconto come me ne sono accorta addosso a me, un mese fa, e non quattro anni fa.

A fine agosto ho allargato il campo nome del mio profilo. Ci ho messo Clienti Online, che suonava benissimo: largo, chiaro, e apriva a chiunque volesse vendere qualcosa. Nella mia testa era una mossa furba. Nella pratica, in una settimana, mi sono trovata a scrivere contenuti per due pubblici diversi nello stesso giorno, e a non convincerne bene nessuno dei due. Il 6 settembre l’ho stretto e ho scritto professioniste, cioè chi vende una competenza.

La prova non me la sono inventata a tavolino. Sono andata a leggere le liste di chi segue le mie colleghe, profilo per profilo, quelle che hanno il campo nome scritto in modo diverso dal mio. Il risultato è stato imbarazzante da quanto era netto. Chi scrive donne ha in lista donne, molte senza un mestiere dichiarato. Chi scrive networker ha networker. Chi scrive professioniste ha professioniste.

Quella parola non descrive chi sei. Decide chi arriva. È una differenza che cambia tutto, perchè sposta la nicchia dal reparto identità al reparto ingegneria: smetti di chiederti se ti rappresenta e cominci a guardare chi ti si siede davanti.

Qui di solito arriva l’obiezione, ed è sempre la stessa: ma se restringo perdo tutti gli altri! Ne parlo per bene più avanti, ma intanto tienila così: restringere la frase con cui ti presenti non restringe le cose che sai fare. Continui a saperle fare tutte. Cambia solo chi si ferma a leggere, e quante volte devi spiegarti.

C’è anche una versione più profonda di questo lavoro, quella che parte da dentro invece che dal mercato: capire cosa ami fare, cosa sai fare bene, cosa il mondo ti chiede. L’ho raccontata a parte, usando l’Ikigai per il personal branding, ed è una metà che serve. Da sola però non basta, e fra poco vediamo perchè. Se invece stai ancora decidendo che forma dare al tuo progetto, prima di tutto questo viene il quadro grande, e l’ho messo in come diventare imprenditrice digitale nel 2026.

Tre esempi che mostrano come la parola scritta nel campo nome determini il tipo di pubblico in lista
La parola nel campo nome decide chi arriva

Nicchia e cliente ideale: dove finisce una e comincia l’altro

Qui c’è una cosa che vale la pena sistemare una volta sola, perchè poi ti torna utile per anni. Nella maggior parte degli articoli italiani su questo argomento, nicchia e cliente ideale vengono usati come se fossero la stessa cosa, o come due passaggi della stessa procedura. Li trovi nella stessa lista, uno sopra l’altro, senza che nessuno spieghi dove finisce uno e comincia l’altro.

Sono due metà diverse, e fanno due lavori diversi.

La nicchia risponde a una domanda sola: a chi parli. È un criterio, e serve a decidere chi si ferma e chi tira dritto. È fatta di categorie: donne che hanno appena avuto un figlio, strutture ricettive di montagna, professioniste che vendono una competenza.

Il cliente ideale risponde alla domanda dopo: chi è quella persona nel dettaglio. È una sola, ha un nome anche se te lo sei inventato tu, ha una situazione precisa, ha le sue parole per dire quello che le succede, e ha un dubbio specifico che la tiene ferma la sera prima di comprare.

L’ordine non è un dettaglio da precisini, ed è il punto in cui si inceppa quasi tutto il lavoro fatto in questi anni. Se costruisci il cliente ideale prima di aver deciso la nicchia, non stai descrivendo una persona: stai facendo la media di tutte quelle che hai incontrato finora. E ti viene fuori una donna di quarantadue anni, che ha due passioni e mezzo, un po’ di ansia generica e nessun problema preciso.

Quella persona non esiste. Non ha un problema che puoi risolvere, non usa parole che puoi riconoscere, e soprattutto non compra, perchè non c’è nessuno che si senta la media di qualcosa. Il tuo avatar non è la media delle tue clienti, ed è per questo che quando lo rileggi ti sembra sempre un po’ finto: perchè lo è.

Prima la nicchia, quindi. Poi, dentro quella, una persona sola. Come si costruisce quella persona, con quali domande e in che ordine, l’ho scritto per intero in perchè creare l’identikit del cliente ideale, che è la seconda metà di questo articolo e si legge dopo. Qui restiamo sulla prima.

Confronto fra nicchia e cliente ideale: la nicchia dice a chi parli, il cliente ideale dice chi è quella persona
Nicchia e cliente ideale, due metà diverse

Com’è fatto un incrocio

Una nicchia sta in piedi quando tiene insieme tre pezzi: cosa fai più spesso, per chi, in che situazione si trova quella persona. Il terzo è quello che salta sempre, ed è quello che fa la differenza fra una frase che ti descrive e una frase che ti fa riconoscere.

Non te lo spiego in astratto. Questi sono incroci veri, letti sui profili di professioniste italiane in questi giorni. A sinistra la parola sola, quella che avrebbero potuto scrivere. A destra quello che hanno scritto davvero.

  • coach, oppure: coaching strategico per chi ha finito le cure oncologiche
  • parent coach, oppure: consulenza per mamme sole con figli adolescenti
  • benessere femminile, oppure: postura per il post parto e la diastasi
  • consulente, oppure: consulenza per strutture ricettive
  • architetto, oppure: ristrutturazione e arredo, con la zona scritta nel campo nome

Guarda la prima. Coach ti dice il mestiere. Coaching strategico per chi ha finito le cure oncologiche ti dice il mestiere, la persona, e il momento esatto della sua vita in cui quella persona ha bisogno di te. Quel momento è il terzo pezzo, ed è quello che fa dire questa parla di me invece di ah, interessante.

E guarda l’ultima, che è la più furba di tutte: la zona geografica scritta nel campo nome. Non c’è nessuna teoria dentro. C’è una persona che ha capito che chi ristruttura casa cerca qualcuno che possa venire a vederla, e ha smesso di far lavorare l’algoritmo al posto suo.

Adesso l’obiezione di prima, quella vera: se scrivo così, perdo tutto il resto. Ti rispondo con la mia settimana. Io ricostruisco il mio lavoro con tre o quattro ore, di sera, con un impiego a tempo pieno e due figli adolescenti che girano per casa. Restringere non è una raffinatezza da chi ha tempo da perdere. È l’unica ragione per cui riesco a scrivere una cosa sola e non riscriverla tre volte per tre pubblici diversi. La nicchia stretta è un risparmio di lavoro, e lo vedi nelle ore che ti restano il sabato. Le cose che sai fare restano tutte lì, e nessuno ti obbliga a rifiutare un lavoro che arriva da fuori.

Cinque esempi reali che confrontano la parola sola con la nicchia scritta come incrocio
La parola sola a sinistra, l’incrocio a destra

Il tuo avatar è una persona o una media?

Nove facciate, cinque punti di controllo con la casella sì o no. Si legge in mezz’ora e si risponde con una penna, senza aprire niente.

Il problema che si sa nominare

Adesso arriva la parte che ho capito tardi, e che non ho trovato scritta da nessuna parte mentre la cercavo.

In sei giorni ho parlato con professioniste di quattro settori diversi, e tutte e quattro mi hanno detto la stessa cosa con parole diverse. Te le riporto come me le hanno dette.

  • La postura: vogliono rimettersi in piedi in generale, e appena fai due domande viene fuori la diastasi.
  • Il brand design: mi serve un logo.
  • La naturopatia: mi arriva un po’ di tutto.
  • La fotografia: un ritratto in giacchetta col pc e la tazza.

Guardale insieme e viene fuori una regolarità che è quasi comica. Nessuna cliente chiede la cosa di cui ha davvero bisogno, perchè quella cosa non sa ancora come si chiama. Chiede il problema che sa nominare. Chiede il logo, e le serve capire a chi sta parlando. Chiede il ritratto in giacchetta, e le serve una foto che la faccia sembrare sè stessa. Chiede di rimettersi in piedi, e ha una diastasi.

Qui succede il pasticcio, ed è un pasticcio generoso. Tu sai qual è il problema vero, perchè lo hai visto cento volte, e quindi scrivi la tua nicchia usando il nome del problema vero. Scrivi posizionamento e identità visiva, scrivi riequilibrio del pavimento pelvico, scrivi fotografia di personal brand. Sono parole corrette, sono anche precise, e sono parole tue.

La donna che ti sta cercando in questo momento non le sta scrivendo da nessuna parte. Sta scrivendo logo. Sta scrivendo mal di schiena dopo il parto. Sta scrivendo foto per il profilo.

La nicchia si scrive con la parola che la tua cliente sa già dire. Il nome giusto del problema arriva dopo, quando sta già parlando con te, e a quel punto glielo puoi dire tu. Metterlo davanti vuol dire chiedere a una persona di riconoscersi in una definizione che non conosce, e nessuno alza la mano per una cosa che non sa di avere.

Vale identico anche per chi vende oggetti e non competenze. Chi cerca una borsa cucita a mano non digita quasi mai artigianato, e su questo ho scritto un pezzo a parte su come vendere artigianato online. Cambia il mestiere, non cambia il meccanismo.

Le parole della tua cliente non te le inventi al tavolo. Ce le ha già lei, e stanno nelle conversazioni che hai già fatto: nei messaggi, nelle prime chiamate, in quello che ti scrivono prima di chiederti il prezzo. Vai a rileggerle con questo criterio in testa e vedi cosa salta fuori.

Quattro esempi di quello che la cliente chiede rispetto a quello di cui ha davvero bisogno
Quello che chiede, e quello che le serve

Validare una nicchia di mercato: il controllo che quasi nessuno fa

Questa è una correzione che ho fatto ai miei materiali la settimana scorsa, e te la racconto perchè l’errore era anche mio.

Dentro uno dei miei percorsi, il più completo che ho, anche se è un videocorso da fare da sola e non un affiancamento, c’è un foglio di lavoro sulla validazione, e a un certo punto chiede: il tuo pubblico è abituato a investire? È la domanda giusta. Solo che non diceva da nessuna parte come si fa a rispondere, e quando una domanda giusta non dice come si verifica, ognuna risponde con la sensazione che ha.

Me ne sono accorta rileggendo il lavoro di una persona che sta facendo il percorso. Aveva fatto una ricerca seria: gruppi mappati, argomenti ricorrenti, dove si ritrovano, cosa ascoltano. Pagine di roba, tutta buona. E in tutta quella ricerca non c’era una riga su dove quelle persone tirano fuori la carta.

Non era distrazione sua. Era che io avevo chiesto una cosa senza dire come si guarda. Ho riscritto la riga, e adesso dice così: trova tre offerte a pagamento nella tua nicchia e segna i prezzi.

Quel foglio di lavoro, con la riga corretta, sta dentro il Corso più completo che ho scritto. Se ti interessa vedere com’è fatto lo trovi insieme agli altri nella pagina dei percorsi.

Quindi, per validare una nicchia, dobbiamo trovare almeno tre offerte a pagamento. Devono essere tre cose che qualcuno ha comprato, con il prezzo scritto sopra. Un profilo con tanti follower qui non conta niente. Un percorso, una consulenza, un corso, un abbonamento, un servizio con la tariffa in chiaro. Se le trovi, il tuo pubblico paga, e adesso sai anche quanto paga di solito, che è un’informazione che ti servirà quando dovrai decidere il tuo prezzo.

E se non le trovi? Allora hai in mano un’informazione che vale la giornata che ci hai messo, e sono due possibilità. La prima è che in quella nicchia si compra da qualche altra parte, di persona o su canali che non stai guardando, e allora vai a vedere lì. La seconda è che quel gruppo di persone il problema ce l’ha, ne parla anche volentieri, e per risolverlo non ha ancora deciso di spendere. Non è una condanna, ed è una cosa che è bene sapere adesso invece che fra sei mesi, con il percorso già registrato.

Questo controllo dura un pomeriggio e ti evita l’errore che costa di più, che è costruire un’offerta per un pubblico affettuoso che non compra. Se ti interessa la stessa logica applicata ai numeri della lista, ne ho parlato in quante iscritte servono davvero per vendere.

I tre passaggi per verificare che una nicchia paghi, cercando offerte a pagamento e prezzi
Il controllo delle tre offerte a pagamento

Se hai già comprato un percorso e la nicchia è ancora lì

Ho fatto danza classica per più di quindici anni, e in sala si impara presto una cosa che vale ben oltre la sala.

Ogni corpo ha la sua struttura. Le anche, le ginocchia, i piedi, come sono fatti tu non li hai scelti. Un esercizio pensato per un corpo diverso dal tuo non ti fa arrivare più in fretta: ti fa male. E la parte crudele è che mentre ti stai facendo male sembra sempre che il problema sia l’impegno. Continui a spingere, l’insegnante ti corregge, tu spingi ancora, e più spingi più ti allontani. Un metodo che va contro il tuo corpo non ti fa migliorare, ti rovina.

I metodi di posizionamento funzionano nello stesso modo. Non ce n’è uno cattivo e uno buono: ce n’è uno pensato per un certo tipo di lavoro, e quando lo applichi a un lavoro fatto diversamente, spingi e ti allontani.

Il caso più frequente è anche il più semplice da vedere: quasi tutti i percorsi ti chiedono di scegliere la nicchia il primo giorno. Modulo uno, esercizio uno, scrivi qui. E il primo giorno tu non hai ancora nessuna delle cose che servono per rispondere. Non hai le parole delle tue clienti, perchè quelle vengono dalle conversazioni. Non sai dove paga quel pubblico, perchè non sei ancora andata a guardare. Hai solo la tua testa e una casella vuota che ti guarda, e allora ci scrivi il tuo mestiere, che è l’unica cosa di cui sei sicura.

Poi il percorso va avanti, e tutto quello che viene dopo si appoggia su quella riga.

Quindi: se hai fatto gli esercizi, li hai fatti bene, e la nicchia è ancora indefinita, prima di concludere che sei tu quella lenta guarda l’ordine in cui ti sono state chieste le cose. Quasi mai il problema è la persona che risponde. Quasi sempre è che la domanda è arrivata prima del materiale per rispondere.

E il lavoro che hai già fatto non si butta. Le conversazioni che hai avuto ci sono ancora, i messaggi pure, le persone che ti hanno chiesto un preventivo e poi sono sparite sono ancora dentro la tua casella. Quella è materia prima, ed è tua. Serve solo rimetterla nell’ordine giusto.

Confronto fra quello che i percorsi chiedono il primo giorno e il materiale che serve davvero per rispondere
L’ordine in cui ti vengono chieste le cose

Il modello, e cosa fai adesso

Una nicchia scritta bene tiene insieme tre pezzi, e li tiene in questo ordine.

  • Cosa fai più spesso. Non tutto quello che sai fare: la cosa che ti chiedono di più e che ti riesce meglio.
  • Per chi. Un gruppo di persone riconoscibile, che si riconosce anche da solo, con le parole che usa lei.
  • In che situazione. Il momento preciso in cui quella persona ha bisogno di te. È il pezzo che salta sempre, ed è quello che fa dire parla di me.

E siccome è più facile riconoscere il difetto che la forma giusta, ecco cosa non è una nicchia, anche quando sta scritto in una casella con l’etichetta nicchia sopra: il tuo mestiere da solo, il nome del tuo metodo, un valore in cui credi come l’autenticità o la libertà, e il canale su cui pubblichi.

Il modello dei tre pezzi che compongono una nicchia: cosa fai, per chi, in che situazione
I tre pezzi, in quest’ordine

Tre cose che puoi fare stasera

  1. Riapri le ultime dieci conversazioni vere che hai avuto con qualcuno interessato a quello che fai, e segna su un foglio solo le parole con cui ti hanno chiesto aiuto. Le loro, non le tue.
  2. Scrivi una frase sola con dentro i tre pezzi. Sarà brutta, e va benissimo così: la brutta si aggiusta, la vuota no.
  3. Cerca tre offerte a pagamento dentro quella frase e segna i prezzi. Se le trovi in mezz’ora, hai finito il controllo più importante.

Non ti sto dicendo che così hai chiuso la questione. Il percorso completo, quello con le prove sul campo e le conversazioni da andare a fare una per una, in un articolo non ci sta e non ce lo metto per finta. Ma queste tre cose le puoi fare stasera dopo cena, e domani mattina hai in mano più di quanto avevi ieri.

Quando la frase comincia a stare in piedi, la metà dopo è il cliente ideale, e la trovi in perchè creare l’identikit del cliente ideale. Da lì in poi diventa tutto più veloce, a partire da cosa scrivere ogni settimana, che ho spiegato in come creare un piano editoriale.

Un’ultima cosa, che toglie parecchia pressione a tutto questo. La nicchia si evolve insieme al tuo Progetto. Matura mentre cresci come professionista, mentre ti rendi conto sia di cosa sai fare meglio sia di chi arrivi meglio. Quella che scrivi stasera vale per adesso, e va benissimo così: fra sei mesi la rileggi con quello che avrai imparato nel frattempo e la stringi ancora un po’.

Vuoi vedere se la tua frase regge?

Cinque punti di controllo con la casella sì o no, nove facciate, una penna. Alla fine sai quale delle cinque caselle è ancora vuota davvero.

Domande frequenti sulla scelta della nicchia

Qual è la differenza fra nicchia e cliente ideale?

La nicchia dice a chi parli ed è un criterio: un gruppo di persone riconoscibile. Il cliente ideale dice chi è quella persona nel dettaglio, ed è una sola. Vengono in quest’ordine, perchè un cliente ideale costruito senza nicchia diventa la media di tutte le persone che hai incontrato, e la media non compra.

Come faccio a capire se la mia nicchia è troppo ampia?

Leggi la frase ad alta voce e chiediti chi lascia fuori. Se non lascia fuori nessuno, è troppo ampia. Una nicchia scritta bene fa dire a qualcuno questa non fa per me, e proprio per quello fa dire a qualcun altro qui si parla di me.

Devo scegliere la nicchia per passione o per guadagno?

La domanda utile viene prima delle due: cosa ti chiedono più spesso e ti riesce bene. La passione da sola non dice a chi parli, il guadagno da solo ti fa scegliere un pubblico che non conosci. Si parte da quello che sai fare e si verifica che quel pubblico paghi.

Come verifico che una nicchia paghi davvero?

Cerca tre offerte a pagamento dentro la nicchia che hai scritto e segna i prezzi. Non tre profili grossi: tre cose che qualcuno ha comprato, con la cifra in chiaro. Se le trovi, quel pubblico paga e sai anche quanto. Se non le trovi, o si compra altrove o non si compra ancora.

Posso cambiare nicchia se ho già iniziato?

Sì, e succede quasi sempre. Restringere non cancella il lavoro fatto: le conversazioni, i contenuti e le clienti che hai già restano, e diventano il materiale con cui scrivi la frase nuova. Cambia la frase con cui ti presenti, non le cose che sai fare.

Se restringo la nicchia perdo tutti gli altri clienti?

No. Restringere cambia chi si ferma a leggerti, non chi puoi accettare come cliente. Le competenze restano tutte e nessuno ti obbliga a rifiutare un lavoro che arriva da fuori. In pratica smetti di riscrivere le stesse cose per pubblici diversi, e quello è il vero risparmio.

In sintesi

La parola che hai scritto nella casella non era sbagliata. Era solo sola. Aggiungile le altre due colonne, per chi e in che situazione, e usa le parole che le tue clienti sanno già dire, non quelle che descrivono il tuo metodo. Poi vai a controllare dove paga quel pubblico, perchè è il controllo che ti evita l’errore che costa di più.

E se hai già comprato un percorso e la casella è ancora lì, guarda l’ordine in cui ti sono state chieste le cose prima di dare la colpa a te. Il lavoro che hai fatto ti serve ancora tutto: va solo rimesso nella sequenza giusta.

Se vuoi vedermi lavorare su queste cose durante la settimana, sto su Instagram, dove queste conversazioni cominciano quasi sempre.

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