La stanza che si apre per prima.
Sono le nove di sera, hai finito di sparecchiare e hai aperto la pagina vuota. Hai scritto “Ciao, sono”. Hai cancellato. Hai scritto “Mi chiamo”. Hai cancellato anche quello, perchè sembrava il tema di terza elementare.
Alla fine ci hai messo la laurea, i tre corsi di formazione, l’anno in cui hai cominciato e la foto dove sei venuta meglio. Hai salvato e hai chiuso il computer con la sensazione di aver compilato un modulo in questura.
Se hai cercato come scrivere la pagina Chi Sono, hai trovato due tipi di guide. Quelle per le aziende, con “la nostra storia dal 1987”, e quelle per le blogger, che ti spiegano come far colpo sui marchi. Tu vendi un servizio tuo, e chi legge la tua pagina ha in testa una domanda molto più pratica: posso affidare a te il mio problema?
Questo articolo l’avevo scritto nel marzo del 2021, proprio per le blogger. Nove consigli, dalla mission alla firma, più una sezione per invogliare i brand a collaborare. L’ho riletto quest’anno e ho visto il punto debole: dava per scontato che chi apre la tua Chi Sono voglia seguirti. Chi vende un servizio ha davanti un’altra persona, che deve decidere se prenotare.
Nel frattempo ho riscritto anche la mia pagina, e la uso come esempio per tutto l’articolo. Difetti compresi, perchè ce ne sono.
TL;DL
- Chi apre la tua Chi Sono si fa tre domande: capisci il mio problema, lo sai risolvere, cosa faccio adesso. Il curriculum risponde solo alla seconda.
- La prima riga dice chi sei, per chi lavori e cosa cambia. Il titolo di studio viene dopo.
- Della tua storia entra solo il pezzo in cui lei si riconosce. Il resto può stare in un articolo a parte.
- Le prove funzionano con il contesto: chi era, da dove partiva, cosa è cambiato.
- Una foto vera e un dettaglio tuo ti rendono riconoscibile. In fondo, un prossimo passo solo.
Quello che cerca chi apre la tua Chi Sono
Mettiti nei panni di chi arriva. Ti ha trovata su Instagram, o ha letto un tuo articolo, e ha un problema che le pesa da un po’. Apre la tua Chi Sono con tre domande in testa, anche se non le formula così.
- Capisci il mio problema?
- Lo sai risolvere?
- Cosa faccio adesso?
Il curriculum risponde alla seconda, ed è utile. Ma se la prima resta senza risposta, lei alla seconda non ci arriva: chiude la pagina prima.

Scegliere, invece di raccontare tutto
La tua storia è lunga, e piena di cose vere. Il problema è che nella Chi Sono non ci stanno tutte, e se ci provi viene fuori un romanzo che nessuno legge fino in fondo. Il lavoro vero di questa pagina è scegliere. Per ogni pezzo che vuoi mettere, chiediti: questo risponde a una delle tre domande? Se no, lo tieni per un’altra occasione.
La prima riga: chi sei, per chi, cosa cambia
La prima riga è quella che legge anche chi scorre veloce. Deve dire tre cose: chi sei, per chi lavori, cosa cambia per lei. Ti faccio vedere la differenza con un esempio inventato.
Prima: “Sono Laura, naturopata certificata dal 2015.”
Dopo: “Sono Laura, e aiuto le donne che si svegliano già stanche a capire cosa cambiare a tavola, senza fare diete.”
La certificazione c’è ancora, solo che arriva tre righe più giù. Chi si sveglia già stanca, invece, si ferma alla prima.
La mia, per esempio
La mia pagina Chi Sono apre così: “Ciao, sono Martina. Costruisco sistemi online accanto a un lavoro full-time. Lo insegno a chi vuole fare lo stesso.” Chi sono, cosa faccio, per chi. Se lavori otto ore in ufficio e sogni un progetto tuo, ti riconosci alla seconda riga. Se cerchi un’agenzia che ti gestisca i social, capisci subito che hai sbagliato porta, e va benissimo così.

Il pezzo di storia che serve a lei
La mia storia online comincia nel 2010 e passa da un beauty blog, dal web design per altre blogger, da un’accademia di blogging che ho aperto nel 2020 e chiuso nel 2022. Ci sarebbe da scrivere per ore, e infatti l’ho fatto, in un articolo a parte.
Nella Chi Sono, però, il pezzo che conta è uno solo: funzionava, ma girava tutto intorno a me, e il giorno in cui mi sono fermata si è fermato tutto. È la frase in cui si riconosce chi ha poco tempo e ha paura di costruire l’ennesima cosa che regge solo finchè ci sta dietro lei. Tutto il resto è contorno.
Come trovi il tuo pezzo
Pensa alla cliente che hai aiutato meglio. Qual è il momento della tua storia in cui eri esattamente dove era lei? La personal trainer che ha ricominciato ad allenarsi dopo due gravidanze. La consulente che ha lasciato un posto fisso e ha dovuto imparare a vendersi. Quello è il pezzo. Raccontalo in cinque righe, al presente, con un dettaglio vero.

Come lavori, detto semplice
Chi non ti conosce ha una piccola paura che non ti dirà mai: non sapere cosa succede dopo. Si prenota e poi? Una videochiamata? Deve accendere la telecamera? Riceve un file? Ti scrive quando vuole?
Nella Chi Sono basta un paragrafo: dove lavori, come, e cosa riceve lei. “Ci vediamo online una volta a settimana per quattro settimane, e tra un incontro e l’altro mi scrivi quando ti serve.” Più è concreto, meno spaventa.

Nella mia pagina questo pezzo sono cinque principi, uno per riga: prima la struttura, numeri ed esempi al posto delle frasi motivazionali, onestà anche quando non mi conviene, autonomia, tempo. Sono corti apposta: chi li legge capisce in dieci secondi come ragiono, prima ancora di sapere cosa vendo.
Le prove, con il contesto
“Bravissima, consigliatissima!” fa piacere riceverla, ma in pagina dice poco. Una testimonianza che convince ha tre pezzi: chi era, da dove partiva, cosa è cambiato.
Nella mia Chi Sono c’è quella di Daniela, con il nome, il tipo di percorso e gli anni, 2020-2022. Racconta che il suo blog era fermo da tanto tempo e che l’abbiamo riattivato. Subito sotto ho scritto una riga che ho pensato a lungo: quel modello l’ho chiuso, e quello che ho imparato oggi sta altrove. Una prova vecchia, dichiarata come vecchia, vale più di una prova nuova e vaga.
E se le testimonianze non le hai?
Succede a tutte, all’inizio. Racconta un caso vero senza nome, con il permesso: la situazione, cosa avete fatto, com’è andata. Oppure scrivi dove hai lavorato e con chi. E intanto, alla prossima cliente contenta, chiedi due righe con quelle tre domande. Te le scrive volentieri, di solito basta chiedere.

La Chi Sono ce l’hai scritta, ma non sai dove metterla?
Il sito lo monto io: sul tuo dominio, con la pagina Chi Sono, cosa fai e per chi, e il prossimo passo collegato. Tutto intestato a te, e alla consegna ti spiego come si aggiorna. Senza i prezzi di un’agenzia.
Una foto vera e un dettaglio tuo
La foto stock della donna sorridente davanti al portatile l’abbiamo vista tutte, e tutte l’abbiamo saltata. Una foto tua, anche fatta col telefono vicino a una finestra, fa un lavoro che nessuna immagine di repertorio può fare: ti fa riconoscere quando lei ti ritrova su Instagram.
Poi un dettaglio, uno solo, che ti rende una persona. Nella mia pagina c’è un paragrafo che si chiama “La mia vita oggi”: Grosseto, otto ore al giorno in ufficio, le barboncine. L’ufficio c’è perchè spiega come lavoro, nelle tre o quattro ore a settimana che mi restano. Le barboncine ci sono perchè la gente se le ricorda, e una persona che ricordi è una persona a cui scrivi.

Cosa fa chi arriva in fondo
Chi ha letto la tua Chi Sono fino all’ultima riga è la persona più interessata che passerà sul tuo sito oggi. Non lasciarla lì con un “grazie per essere arrivata fin qui”. Dalle un prossimo passo, uno solo: prenota la chiamata, iscriviti, guarda il programma.
E qui ti confesso il difetto che ti avevo promesso. In fondo alla mia Chi Sono le uscite sono tre: due test e un corso. Tre porte nello stesso punto, esattamente quello che ti sto dicendo di non fare. È la prossima cosa che sistemo. Perchè il prossimo passo conta tanto l’ho spiegato per esteso in come attrarre clienti con il sito web, dove la Chi Sono è la prima delle quattro stanze.

La struttura in sette blocchi, e un numero
Adesso che l’hai vista pezzo per pezzo, ecco la mappa da tenere accanto quando scrivi.

- Apertura: chi sei, per chi, cosa cambia.
- Riconoscimento: una frase sul problema di lei.
- Il pezzo di storia: quello in cui lei si ritrova.
- Come lavori: dove, come, cosa riceve.
- Le prove: chi era, da dove partiva, cosa è cambiato.
- Tu: una foto vera e un dettaglio.
- Il prossimo passo: uno solo.
Se ti chiedi se valga la fatica: Nielsen Norman Group, che studia da decenni come le persone usano i siti, ha dedicato una ricerca intera alle pagine Chi siamo, e il punto è semplice: le persone le aprono per decidere se fidarsi di chi hanno davanti. Il numero invece è mio, e viene dai sessanta profili Instagram di professioniste che ho guardato uno per uno a settembre 2026: sui trenta che ho contato, sei hanno un posto loro dove una sconosciuta può leggere chi è. Se la tua Chi Sono esiste ed è scritta bene, sei già un passo avanti.
Vuoi che la casa intorno alla tua Chi Sono la monti io?
Mi passi testi e foto, e io costruisco il sito sul tuo dominio: la Chi Sono, la pagina di cosa fai, le prove, e un prossimo passo che funziona anche alle undici di sera. Resta tutto tuo, anche se un domani non lavoriamo più insieme.
Domande frequenti
In prima persona, se vendi un servizio tuo. La terza persona fa sembrare la pagina scritta da un ufficio stampa e mette distanza proprio dove chi legge sta cercando di capire se fidarsi di te. La terza persona ha senso solo in una breve biografia da usare altrove, per esempio quando ti presentano a un evento.
Abbastanza da rispondere a tre domande: capisci il mio problema, lo sai risolvere, cosa faccio adesso. Di solito bastano sette blocchi brevi. Se la tua storia è lunga, nella Chi Sono metti il pezzo che serve a chi legge e il resto lo racconti in un articolo a parte, collegato con un link.
No, i prezzi stanno nella pagina del servizio. Nella Chi Sono basta dire come lavori e mettere un link chiaro a dove si trovano i dettagli, così chi è pronta a decidere ci arriva con un clic.
Racconta un caso vero senza nome, con il permesso della persona: la situazione di partenza, cosa avete fatto, com’è andata. Puoi anche scrivere dove hai lavorato e con chi. Intanto chiedi due righe alla prossima cliente contenta, con tre domande: da dove partivi, cosa abbiamo fatto, cosa è cambiato.