Prima dei colori, le decisioni.
Sabato mattina, il caffè ancora caldo, tre schede aperte: WordPress, Wix, e un video che promette “il tuo sito in dieci minuti”. Alle undici hai scelto il tema. Alle dodici hai cambiato idea e ne hai scelto un altro, più chiaro. All’una il tema è bellissimo, il logo è al suo posto, e in tutto il sito non c’è scritta una riga.
Lunedì torni al lavoro, e il sito resta lì. Bello e muto.
Se hai cercato come creare un sito web da sola, hai trovato soprattutto le piattaforme che te lo vendono e le guide passo passo su dove cliccare. Utili, per carità. Solo che il sito si inceppa quasi sempre prima del primo clic, nelle decisioni che nessuno ti ha chiesto di prendere.
Questo articolo l’avevo scritto nel 2021, con quattro cose da non ignorare: l’obiettivo, il lettore ideale, i contenuti, l’esperienza di chi naviga. Erano giuste, e le trovi ancora qui. Rileggendolo ho visto che ne mancavano due, quelle su cui mi scrivevano più spesso le persone che ci avevano provato davvero: di chi è il sito, e cosa chiede la legge.
TL;DL
- Prima di scegliere il tema si decide a cosa serve il sito: una cosa sola che deve fare chi arriva.
- Poi chi deve riconoscersi quando entra, e quali pagine servono il primo giorno. Sono poche.
- Dominio, hosting e accessi vanno intestati a te, sempre, anche se il sito lo fa qualcun altro.
- Il costo vero si guarda sul rinnovo, non sulla promozione del primo anno.
- Se hai la partita IVA, va scritta in home. Privacy e cookie dipendono da cosa installi.
- Da sola si può fare. Se ti fermi a metà, il pezzo che manca lo può finire qualcun altro.
1. A cosa deve servire, prima di scegliere il tema
La domanda è una sola: cosa deve fare chi arriva sul tuo sito? Una cosa, non cinque.
Se sei una personal trainer con un programma online, deve comprarlo o lasciarti l’email per saperne di più. Se insegni yoga, deve prenotare la lezione di prova. Se fai consulenze, deve fissare una chiamata. Da quella risposta dipende tutto il resto: quali pagine servono, cosa scrivi in home, dove va il pulsante.
Il tema viene dopo, e a quel punto lo scegli in mezz’ora, perchè sai cosa deve contenere. Il sabato delle due sfumature di beige te lo risparmi.

2. Chi deve riconoscersi quando entra
Nel 2021 lo chiamavo il lettore ideale. Oggi lo dico più semplice: chi è la persona che, entrando, deve pensare “questa parla di me”?
“Donne che vogliono stare meglio” non basta, perchè ci rientrano tutte e non si riconosce nessuna. “Donne che lavorano sedute otto ore e hanno la schiena che si fa sentire la sera” sì. Quella frase ti serve in home, nella pagina Chi Sono, nei titoli. Su come si scrive la pagina dove ti presenti ho fatto un articolo a parte, e se hai dubbi su chi sia davvero la tua persona parti da come scegliere la nicchia e il cliente ideale.

3. Le pagine che servono il primo giorno
Il sito perfetto con quindici pagine non esce mai. Il sito che esce ne ha poche, e le altre arrivano quando servono.
- Home: chi sei, per chi, cosa può fare adesso chi arriva.
- Chi Sono: il pezzo di storia che fa fidare.
- Cosa fai: il servizio o il programma, con come funziona e da quanto si parte.
- Il prossimo passo: la pagina per prenotare, comprare o iscriversi.
- Privacy e cookie: ci arriviamo tra poco.
Il blog? Bellissimo, e lo dico io che scrivo dal 2010. Ma arriva dopo, quando la casa ha già le stanze. Perchè queste pagine e non altre l’ho spiegato in come attrarre clienti con il sito web.

4. Cosa deve essere intestato a te
Questa è la decisione che mancava nel 2021, ed è quella che fa più danni quando si salta. Il dominio, l’hosting, l’account della piattaforma e le password devono essere a nome tuo. Anche se il sito te lo fa la cugina bravissima col computer, o un professionista.
Il motivo è semplice. Se il dominio è registrato a nome di qualcun altro, l’indirizzo che hai stampato sui biglietti da visita e messo in bio non è tuo. Il giorno in cui smettete di lavorare insieme, o lui cambia lavoro, o lei non risponde più al telefono, ti ritrovi a chiedere il permesso per entrare in casa tua.
Quindi: compra tu il dominio, con la tua email. Se qualcuno ti aiuta, gli dai un accesso, e quando ha finito lo togli. Le chiavi di casa restano nella tua borsa.

Le quattro decisioni ce le hai, ma il sabato non basta?
Il sito lo monto io, sul tuo dominio e intestato a te, con le pagine che servono il primo giorno. Alla consegna ti spiego come si aggiorna, così non dipendi da me. Senza i prezzi di un’agenzia.
Quanto costa davvero
Il prezzo che vedi in grande sulla pagina dell’hosting è quasi sempre quello del primo anno. Il numero che conta è il rinnovo, che sta scritto più piccolo, spesso in fondo.
Quando confronti due offerte, fatti tre domande. Quanto pago dal secondo anno in poi? Sono compresi il certificato di sicurezza, le copie di backup e l’email con il mio dominio? Se un giorno voglio andarmene, posso portare via tutto? Se le risposte sono sì, sì e sì, il prezzo del primo anno conta pochissimo.
E se il sito lo fai fare, chiedi sempre cosa è compreso: i testi li scrivi tu o chi lo monta? Quante revisioni? Chi aggiorna i plugin dopo? Le cifre in giro le trovi in fondo all’articolo.

Le tre cose che chiede la legge
Premessa onesta: non sono un’avvocata, e questa è una lista di controllo, non una consulenza. Se hai un caso particolare, chiedi al tuo commercialista o a un legale. Ma queste tre cose le deve sapere chiunque apra un sito per il proprio lavoro.
La partita IVA in home
Se hai la partita IVA e il sito riguarda la tua attività, il numero va indicato nella home page. Lo dice l’articolo 35 del decreto sull’IVA, e vale anche se il sito serve solo a presentarti e non vendi niente online. Di solito si mette nel piè di pagina, così compare su tutte le pagine.
La privacy, se raccogli dati
Basta un modulo di contatto, o l’iscrizione alla lista, e stai raccogliendo dati personali. Serve un’informativa privacy vera, raggiungibile con un link che funziona, collegata al modulo. Il link che rimanda alla home invece che all’informativa non vale.
I cookie, solo se servono
Il banner dei cookie non è obbligatorio per principio: dipende da cosa installi. I cookie tecnici, quelli che servono al sito per funzionare, non chiedono consenso. Statistiche di terze parti, pixel delle pubblicità e video incorporati di solito sì. Il banner deve permettere di rifiutare con la stessa facilità con cui si accetta. Le regole complete sono nelle linee guida del Garante sui cookie.

Dove si inceppa, quando lo fai da sola
Per anni, quando scrivevo le guide su siti e blog, mi arrivavano messaggi di persone che le avevano seguite parola per parola e si erano fermate. Capacissime. Solo che leggere come si fa e farlo per la prima volta sono due mestieri diversi, e i punti dove ci si ferma sono quasi sempre gli stessi.
I cinque punti dove ci si ferma
- I testi. Il tema è pronto, la pagina è bianca, e scrivere di te stessa è la cosa più difficile del mondo.
- Il dominio e l’email. Hai comprato il dominio da una parte e l’hosting da un’altra, e adesso non si parlano.
- Il modulo. Sembra funzionare, ma le richieste non arrivano nella tua casella, e te ne accorgi dopo un mese.
- Il telefono. Dal computer è perfetto, dal cellulare il menu copre mezza pagina. E chi arriva da Instagram arriva dal cellulare.
- Privacy e cookie. Il punto in cui molte si spaventano e rimandano.
E l’AI? Ti aiuta tanto sul lavoro di fatica, e ti tira su la facciata in pochi minuti. Le decisioni di questo articolo, però, restano tue. Ne ho parlato per esteso nel capitolo sull’AI di come attrarre clienti con il sito web.

Se ti fermi a metà
Provaci. Davvero: con le quattro decisioni prese, un sito semplice da sola si fa, e resta tuo. Se però ti fermi su uno di quei punti, non ricominciare da capo il sabato dopo, e non lasciare il sito bello e muto per sei mesi.

Ti sei fermata a metà? Lo finisco io
Mi passi quello che hai fatto, testi e foto compresi, e lo porto in fondo io: dominio collegato, pagine al posto giusto, modulo che funziona, privacy sistemata. Tutto intestato a te, e alla consegna ti spiego come si aggiorna.
La mappa, con i numeri

Le quattro decisioni, in ordine: a cosa serve, chi deve riconoscersi, quali pagine il primo giorno, cosa è intestato a te. Poi i costi guardati sul rinnovo, e le tre cose della legge.
E le cifre che ti avevo promesso. Nei listini pubblici italiani che ho guardato a settembre 2026, un sito vetrina fatto da una freelance va più o meno da 500 a 2.500 euro, da un’agenzia da 1.500 a 5.000. Sono fasce di preventivo raccolte da chi quei siti li vende, quindi prendile come un ordine di grandezza. Il dominio .it costa pochi euro l’anno da alcuni provider e parecchio di più da altri, soprattutto al rinnovo: per questo si guarda la seconda riga del listino, non la prima.
Domande frequenti
Sì, un sito semplice si fa. Il lavoro più importante sta prima della parte tecnica: decidere a cosa serve il sito, chi deve riconoscersi, quali pagine servono il primo giorno e intestare tutto a te. I punti dove ci si ferma più spesso sono i testi, il collegamento tra dominio ed email, il modulo di contatto e la versione da cellulare.
Wix è più immediato e ti fa partire in fretta, ma il sito resta dentro la piattaforma. WordPress chiede un po’ più di pratica e ti lascia libera di spostare il sito dove vuoi. Se pensi di aggiungere un blog e una lista contatti, WordPress ti dà più strada. In entrambi i casi il dominio va intestato a te.
Dipende da cosa installi. I cookie tecnici non richiedono consenso. Statistiche di terze parti, pixel pubblicitari e video incorporati di solito sì, e in quel caso il banner deve permettere di rifiutare con la stessa facilità con cui si accetta. Le regole complete sono nelle linee guida del Garante per la protezione dei dati personali.
Non esiste un tempo medio affidabile: le stime che trovi in giro vengono da chi vende le piattaforme. Quello che allunga i tempi quasi sempre sono i testi e le decisioni prese a metà strada. Se decidi prima a cosa serve il sito e quali pagine servono, la parte tecnica diventa la più breve.