Come scrivere un articolo per blog quando vendi un servizio tuo

Come scrivere un articolo per blog quando vendi un servizio tuo: la versione che nel 2021 mi mancava.

Questo articolo l’ho scritto la prima volta il 12 gennaio 2021. L’ho riletto riga per riga prima di rimetterlo online.

Era scritto per chi voleva diventare blogger, ed era pieno di cose giuste: le parole chiave, i titoletti, la rilettura. Spiegava bene come far arrivare chi legge. Di cosa trova quando arriva in fondo, invece, diceva quasi niente. La chiamata all’azione di allora era: entra nella mia community su Facebook. Ti avevo portata a casa mia, e ti mandavo a casa di qualcun altro.

Oggi lo riscrivo per te che hai un mestiere, e un blog non lo apri per fare la blogger. Lo apri per farti scegliere da chi ti sta già valutando. È un altro modo di scrivere, e te lo racconto dall’inizio. Se non hai ancora cercato il tuo nome su Google, fallo prima: in cosa trova chi ti cerca fuori da Instagram c’è la prova da un minuto.

TL;DL

  • Si parte da una domanda vera di una persona sola, presa dai messaggi delle tue clienti. Le parole chiave servono dopo, per controllarla.
  • Si apre dalla settimana di chi legge, e la risposta arriva presto, in un riassunto in cima.
  • Un titoletto ogni 100-150 parole: chi legge dal telefono scorre i titoletti, e decide lì se restare.
  • Un caso vero, con il mestiere cambiato, vale più di dieci consigli.
  • Chi arriva in fondo trova una cosa tua: il modo per lasciarti la mail, o la pagina del servizio.
  • Un articolo si riapre. Quello che hai scritto una volta, aggiornato, continua a lavorare.

Prima di scrivere: la domanda di una persona sola

Nel 2021 ti mandavo subito a cercare le parole chiave negli strumenti per la SEO. L’ordine era questo: prima la parola, poi quello da dirci intorno.

Oggi l’ordine è rovesciato. Si parte da una domanda che ti hanno fatto davvero, con le parole di chi te l’ha fatta. Quella domanda è già un articolo, perchè dentro c’è una persona con un problema, e tu la risposta ce l’hai.

Dove la trovi

Nei posti dove le clienti ti parlano senza filtri. I primi messaggi, quelli in cui ti raccontano cosa hanno. Le domande che ti fanno al primo appuntamento, sempre le stesse. I commenti sotto i post di altre, dove chiedono quello che a te non chiedono.

L’articolo che esce insieme a questo è nato così, da una frase che mi è arrivata in privato più di una volta: «non mi trova nessuno». Tienile in un posto solo, una nota sul telefono va benissimo, e scrivile come te le hanno dette, anche sgrammaticate.

Poi la controlli su Google

La domanda che hai scelto scrivila su Google, così com’è. Guarda le prime pagine che escono e il riquadro «Le persone hanno chiesto anche». Ti dice due cose: con che parole la cercano gli altri, e cosa manca nelle risposte che ci sono già.

È la parte del 2021 che tengo per intero: studiare cosa c’è già, e scrivere la risposta che nessuno ha dato. Se tutti spiegano la teoria, tu porti il caso. Se tutti fanno la lista di venti consigli, tu ne dai uno e lo spieghi bene.

Da dove prendere la domanda per un articolo del blog: i primi messaggi delle clienti, le domande del primo appuntamento, i commenti sotto i post di altre, e poi il controllo su Google
Prima la domanda di una persona sola, con le sue parole. Le parole chiave servono dopo, per controllarla.

Si apre dalla sua settimana, e la risposta arriva presto

La prima riga decide se chi è arrivata resta. Nel 2021 aprivo così: «Come scrivere oggi un articolo per blog che sia davvero in grado di rispondere alle esigenze dei nostri lettori?». Corretto, e lo poteva scrivere chiunque.

Oggi si apre da una scena della sua settimana: la domenica sera col telefono in mano, o la cliente che chiede lo sconto proprio mentre stai per dirle il prezzo. Chi legge si riconosce nella prima riga, e allora legge la seconda.

Il riassunto in cima

Subito dopo l’apertura, la risposta. Il giornalismo la chiama piramide invertita, e nel 2021 te la spiegavo già: le cose più importanti vanno in alto, i dettagli scendono.

Nei miei articoli, dopo le prime righe, trovi quasi sempre un riassunto in punti. Serve a chi ha due minuti in pausa pranzo, che così porta a casa la risposta. E serve anche a te, perchè se non riesci a scriverlo in sei righe, di solito l’articolo non ha ancora capito cosa vuole dire.

Un titoletto ogni 100-150 parole

Del 2021 tengo anche la struttura: un titolo solo in cima, il famoso H1, poi i titoletti dei capitoli, gli H2, e dentro i capitoli i titoletti più piccoli, gli H3. Cambia la misura dei pezzi.

Chi legge dal telefono non legge dall’alto in basso: scorre, si ferma sui titoletti, e decide lì se restare. Un blocco di testo lungo una schermata intera lo salta. Allora ogni 100-150 parole ci va un titoletto, e ogni titoletto dice cosa c’è sotto, come una piccola risposta.

Il muro di parole

Nel 2021 lo chiamavo «il muro di parole», e avevo ragione. Solo che poi, in fondo a quello stesso articolo, scrivevo: «Mi spiace, volevo essere più sintetica». Oggi per la lunghezza non chiedo scusa: un articolo lungo va benissimo, se è fatto di pezzi corti.

Dentro ogni pezzo, qualche frase in grassetto aiuta chi scorre: tre o quattro per capitolo, sulle frasi che reggono il resto. Se le metti ovunque, non ne vede nessuna.

La struttura di un articolo per blog dall'alto in basso: apertura dalla settimana di chi legge, riassunto in punti, un titoletto ogni 100-150 parole, uscita a metà, casi veri, uscita in fondo, domande frequenti
Nel 2021 chiudevo chiedendo scusa per la lunghezza. Un articolo lungo va bene, se è fatto di pezzi corti.
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Dove si ferma chi arriva da te?

Sei domande, due minuti. Parti dalla frase che ti sei detta tu, e scopri in quale punto chi ti trova si ferma. Il risultato te lo mando per email.

Un caso vero vale più di dieci consigli

Un consiglio giusto lo trova chiunque, in due secondi. Quello che trova solo da te è il caso: la cliente che è arrivata con una domanda e ne aveva un’altra, o il preventivo mandato con cura e mai tornato indietro.

Se fai la nutrizionista, il caso è la signora che voleva una dieta e aveva un problema di sonno. Se fai ritratti, è la famiglia che voleva le foto in studio ed è stata felice di quelle in cucina. Dal caso passi alla regola, e la regola si capisce perchè hai visto la scena.

Con il mestiere cambiato

Le conversazioni con le clienti sono private, e restano loro. Nei miei articoli i casi che vengono da una conversazione li racconto con il mestiere cambiato, senza nomi e senza dettagli che le facciano riconoscere. Il fatto resta vero, la persona resta protetta.

E ogni volta che dai un consiglio, dici anche il perchè. Il perchè te lo spiego sempre, il come può essere diverso il tuo dal mio. Un articolo che dice solo cosa fare lo può scrivere chiunque; quello che spiega perchè, lo scrivi solo tu.

Cosa trova chi arriva in fondo

Nel 2021 questa parte mancava. Chi arriva in fondo a un tuo articolo ti ha dato dieci minuti: è fra le persone più calde che passeranno da te questa settimana. Cosa trova?

Nel 2021 trovava l’invito a entrare in un gruppo su Facebook. Il gruppo era mio, e il posto era di Facebook: chi ci entrava stava a casa di qualcun altro. Oggi in fondo a ogni articolo c’è una cosa che sta a casa mia.

Due uscite, non di più

Le uscite sono due: una a metà, perchè in fondo ci arriva meno gente di quanta pensi, e una in fondo, per chi ha letto tutto. Portano a una cosa tua: il modo per lasciarti la mail con un regalo sullo stesso tema, oppure la pagina del tuo servizio.

Tre bottoni nello stesso punto confondono: chi legge non sceglie, e se ne va. Se vuoi nominare anche un’altra cosa, scrivila come link dentro una frase, senza bottone. La mailing list è il modo più semplice per cominciare, e i passaggi li trovi in come creare una mailing list.

Confronto fra la chiusura di un articolo del 2021, che mandava in un gruppo su Facebook, e quella di oggi, che porta a una cosa che sta a casa tua
Chi arriva in fondo ti ha dato dieci minuti. In fondo trova una cosa tua.

Rileggi, pubblica, e poi torna a riaprirlo

La rilettura del 2021 resta com’era: si legge ad alta voce, come la brutta del tema a scuola. Se ti manca il fiato, la frase è troppo lunga. Aggiungo una prova: leggi solo i titoletti, e chiediti se da soli raccontano l’articolo.

Poi lo fai girare. Il link nelle storie, due righe nella newsletter, e soprattutto un link da un tuo articolo vecchio che parla di una cosa vicina, dentro una frase dove il discorso lo regge già. È il modo più semplice per dire a Google e a chi legge che le tue pagine si parlano.

Un articolo si riapre

Nel 2021 un articolo pubblicato era finito. Oggi lo riapro. A fine settembre ho riaperto il mio articolo su come diventare imprenditrice digitale: ho tolto le cifre sui guadagni che non avevano una fonte, e ho messo al loro posto cosa guardare. Stesso indirizzo, contenuto portato a oggi.

Questo articolo che stai leggendo è la stessa cosa fatta più in grande. Una volta al mese riaprine uno vecchio: correggi quello che è cambiato e aggiungi un caso nuovo. I link, già che ci sei, li controlli. Quello che hai scritto una volta, così, continua a lavorare.

Come scrivere un articolo per blog: le parti, in una mappa

La mappa va guardata dopo aver scritto il primo articolo, non prima. Le parti sono queste, dall’alto in basso:

  • il titolo, con dentro le parole che hai trovato su Google, e l’indirizzo corto con le stesse parole;
  • la descrizione che esce sotto il titolo nei risultati, due righe con la promessa;
  • l’apertura dalla sua settimana, e il riassunto in punti;
  • i titoletti, uno ogni 100-150 parole, e i casi dentro;
  • le immagini, ognuna con il testo alternativo che la descrive e una didascalia;
  • i link a due o tre tuoi articoli vicini, e uno alla fonte di un dato, se ne usi uno;
  • le due uscite, a metà e in fondo, e le domande frequenti con le risposte corte.

Quanto deve essere lungo

Quanto serve a rispondere, e non una parola in più. La lunghezza in sè non conta: su 174.048 pagine studiate, il legame fra la lunghezza di una pagina e la probabilità che un’AI la citi nelle sue risposte è praticamente zero (Ahrefs, dicembre 2025). Conta la lunghezza del pezzo fra un titoletto e l’altro.

E conta tenerlo vivo: nello stesso periodo SE Ranking ha misurato che i contenuti toccati negli ultimi due mesi vengono citati più spesso di quelli fermi da più tempo. Scrivi pezzi corti, e torna a riaprirli. È tutto il segreto, e non ha niente di segreto.

La mappa delle parti di un articolo per blog: titolo e indirizzo, descrizione, apertura e riassunto, titoletti, immagini con testo alternativo, link, uscite e domande frequenti
Su 174.048 pagine, il legame fra lunghezza e probabilità di essere citati da un’AI è 0,04, cioè praticamente zero (Ahrefs, dicembre 2025).

Vuoi montare la tua casa con qualcuno che guarda il lavoro?

Findable è il corso in cui monti, in ordine, i pezzi che fanno lavorare il tuo nome anche quando non pubblichi: la pagina, la lista, cosa si compra e le email che partono da sole. A ogni pezzo il tuo lavoro lo guardo io, e intanto sei insieme ad altre donne che stanno costruendo la stessa cosa. Da sola, ma senza essere sola.

Domande frequenti

Come scrivere un articolo per blog se vendi un servizio?

Parti da una domanda vera che ti hanno fatto le clienti, con le loro parole, e controllala su Google. Apri dalla settimana di chi legge, dai la risposta presto in un riassunto, metti un titoletto ogni 100-150 parole e racconta un caso vero con il mestiere cambiato. In fondo, fai trovare una cosa tua: il modo per lasciarti la mail o la pagina del servizio.

Quanto deve essere lungo un articolo per blog?

Quanto serve a rispondere alla domanda. La lunghezza in sè non conta: conta che sia fatto di pezzi corti, con un titoletto ogni 100-150 parole, perchè chi legge dal telefono scorre i titoletti e decide lì se restare.

Da dove prendo gli argomenti per il blog?

Dalle domande che ti fanno davvero: i primi messaggi delle clienti, le domande del primo appuntamento, i commenti sotto i post di altre. Tienile in una nota, scritte come te le hanno dette. Poi le cerchi su Google per vedere con che parole le cercano gli altri.

Serve aggiornare gli articoli vecchi del blog?

Sì. Un articolo si riapre: correggi quello che è cambiato e aggiungi un caso nuovo, lasciando lo stesso indirizzo. Riaprirne uno vecchio al mese è un ritmo che si tiene anche con poche ore.

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