Cerca il tuo nome e il tuo mestiere su Google: cosa trova chi ti cerca fuori da Instagram

Farsi trovare su Google quando lavori su Instagram: la prova da un minuto, e cosa fare con quello che trovi.

Una tua cliente, a cena, parla di te a sua sorella. «Vai da lei, è bravissima.» La sorella il tuo numero non ce l’ha. Ha il tuo nome, forse storpiato, e il mestiere: quella del massaggio, quella delle torte, quella che insegna pianoforte ai grandi.

Il giorno dopo, in pausa pranzo, lo scrive su Google. È una ricerca caldissima: qualcuno le ha già detto che sei brava, e lei cerca solo una conferma. Cosa trova?

Se non lo sai, sei in buona compagnia. «Non mi trova nessuno» è una frase che mi è arrivata più di una volta in privato, da donne che lavorano bene da anni. Detta così fa pensare che tu debba pubblicare di più. Prima di farlo, c’è una prova che costa un minuto: cercarti come ti cercherebbe lei.

In questo articolo facciamo la prova insieme, leggiamo cosa esce, e vediamo cosa serve perchè chi ti cerca fuori da Instagram trovi te, e non un’omonima che fa tutt’altro. (Se ti succede, benvenuta nel club: ne parliamo più avanti.)

TL;DL

  • Chi ti cerca per nome di solito ha già sentito parlare di te: vuole una conferma, e la cerca su Google.
  • La prova dura un minuto: finestra in incognito, tre ricerche, solo la prima pagina, senza cliccare.
  • Se esce solo Instagram, chi ti cerca trova quello che hai pubblicato oggi, e per capire cosa fai deve scorrere.
  • La casa sono due cose che restano anche quando non pubblichi: una pagina tua che dice cosa fai e per chi, e un modo per lasciarti la mail.
  • Chi non ti conosce non sa il tuo nome, e cerca il mestiere: il titolo della tua pagina lo dice con le parole di chi ti cerca.
  • Se ricevi in uno studio, la scheda di Google ti mette sulla mappa e porta alla tua pagina.

La prova da fare stasera, in un minuto

Ti servono il telefono o il computer, e un minuto. Niente strumenti, niente abbonamenti.

Apri una finestra in incognito. Sul telefono è la navigazione privata del browser. Serve perchè Google, quando ti riconosce, ti mostra di più le pagine che visiti spesso tu, e il tuo profilo lo visiti parecchio. In incognito vedi quello che vede una sconosciuta, o quasi.

Le tre ricerche

Poi fai tre ricerche, una dopo l’altra:

  • il tuo nome e cognome, come lo direbbe una cliente;
  • il tuo nome e il tuo mestiere, per esempio «Federica nutrizionista» o «Giada ritratti»;
  • il tuo mestiere e la tua città, se ricevi in un posto, oppure il mestiere e il problema che risolvi, se lavori online.

Le prime due sono le ricerche di chi ti ha già sentita nominare. La terza è quella di chi non ti conosce ancora, e ci torniamo verso la fine.

Cosa segnare sul foglio

Guarda solo la prima pagina, e non cliccare niente. Chi ti cerca spesso decide già lì, leggendo i titoli in blu e le due righe grigie sotto. Per ogni ricerca segna su un foglio se esci tu, con che cosa esci (il profilo, una pagina tua, una recensione) e cosa capisce di te chi legge solo quelle righe.

Se ti viene voglia di chiudere la pagina in fretta, ti capisco. Tienila aperta: quello che vedi adesso è quello che vede la sorella della tua cliente, in pausa pranzo, con il panino in mano.

Le tre ricerche da fare su Google in una finestra in incognito: nome e cognome, nome e mestiere, mestiere e città
Le prime due sono le ricerche di chi ti ha già sentita nominare, la terza è quella di chi non ti conosce ancora.

Cosa trova chi ti cerca: tre casi

Quello che hai segnato, quasi sempre, somiglia a uno di questi tre casi. Ognuno è un punto di partenza, e da ognuno si va avanti.

Non trova niente, o trova un’altra

Il tuo nome non esce, oppure esce quello di un’omonima. Chi ti cerca prova due volte, magari aggiunge la città, e poi lascia perdere. Per lei non esisti, anche se lavori da dodici anni e hai l’agenda piena di clienti del passaparola.

Succede spesso a chi ha un nome comune, e a chi online ha solo un profilo con un nome di fantasia, tipo «Le mani d’oro», che Google non collega al nome vero.

Trova solo Instagram

Esce il tuo profilo, magari in prima posizione. Sembra una buona notizia, e in parte lo è. Chi clicca però arriva sull’ultimo post: la foto del caffè di stamattina, o il reel di Natale se non pubblichi da un po’. Per capire cosa fai, per chi e quanto costa deve scorrere, aprire le evidenze, leggere la bio. E alla fine trova «info in DM».

A settembre sono entrata in più di trenta profili, uno per uno, come ci entrerebbe una sconosciuta. Il servizio non scritto da nessuna parte era uno dei quattro punti dove chi arrivava si fermava. Scrivere in privato a una sconosciuta per chiederle quanto costa è una cosa che fa solo chi ha già deciso.

Trova una pagina tua

Esce una pagina con il tuo nome, che dice cosa fai, per chi, e come si comincia. Chi ti cerca la apre, trova la conferma che cercava e sa cosa fare dopo: prenotare, scriverti, oppure lasciarti la mail per ricordarsi di te quando sarà il momento. Il passaparola trova una porta aperta.

Se sei qui, la prova ti serve lo stesso: guarda se la pagina dice il mestiere con le parole di chi ti cerca. Ci arriviamo tra poco.

I tre casi di cosa trova chi ti cerca su Google: niente o un'omonima, solo il profilo Instagram, una pagina tua
Ognuno dei tre è un punto di partenza, e da ognuno si va avanti.

Perchè Instagram da solo non basta per farsi trovare su Google

Instagram va benissimo per farti scoprire. Chi ti cerca per nome però ti ha già scoperta: è un’altra persona, con un’altra domanda.

Il punto è questo: Instagram fa vedere quello che hai pubblicato oggi, la pagina tiene quello che hai scritto una volta. Il profilo è una fila di post in ordine di arrivo, e l’ultimo copre tutti gli altri. La spiegazione più bella del tuo lavoro, quella che hai scritto a marzo, è finita sotto quaranta foto. Chi ti cerca in pausa pranzo fino a marzo non ci scende.

Il profilo non è tuo fino in fondo

C’è anche una ragione più concreta. Il profilo vive dentro una piattaforma che le regole le cambia quando vuole. A settembre ho cambiato il nome utente del mio profilo Instagram, e i link che puntavano al nome vecchio hanno smesso di funzionare da un giorno all’altro, perchè Instagram non rimanda al nome nuovo.

Su una pagina mia, se un indirizzo cambia, lo sposto io, e chi arriva dal vecchio finisce nel posto giusto. È una differenza piccola, finchè non ti capita.

Per questo te la dico come la dico sempre: Instagram è la porta. Dalla porta si entra, in casa si resta. Chi ti cerca per nome sta già bussando, e serve che dietro ci sia una stanza con la luce accesa.

Confronto fra il profilo Instagram, dove l'ultimo post copre gli altri, e una pagina tua, dove quello che hai scritto resta in cima
Su Instagram l’ultimo post copre tutti gli altri. Sulla pagina decidi tu cosa resta in cima.
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Dove si ferma chi arriva da te?

Sei domande, due minuti. Parti dalla frase che ti sei detta tu, e scopri in quale punto chi ti trova si ferma. Il risultato te lo mando per email.

Ho fatto la prova anch’io

Questa prova l’ho fatta sul mio nome, e ti racconto cosa ho trovato.

Il mio blog è rimasto chiuso più di quattro anni, con gli articoli tolti e niente pubblicazioni. Quando quest’anno l’ho riaperto e ho guardato Search Console, lo strumento con cui Google ti dice cosa vede del tuo sito, ho trovato ventinove indirizzi in 404: pagine che non esistevano più, e che qualcuno continuava a chiedere.

Google ci bussava ancora

Vecchi pin di Pinterest, link sparsi in giro. E Google, che passava a controllare: due di quegli articoli li aveva cercati l’ultima volta a luglio, dopo quattro anni di porta chiusa. Quello che avevo scritto a casa mia era rimasto lì a lavorare, anche quando io non c’ero e nessuno apriva.

Quei due articoli oggi li ho riaperti, allo stesso indirizzo, riscritti per chi ha un mestiere: come scrivere un articolo per il blog e sito web, blog o social.

E poi ho cercato il mio nome

Poi ho scritto il mio nome su Google, in incognito. In prima pagina c’è un’omonima con un sito che porta il nostro nome, e dopo decine di profili LinkedIn di altre Martina Vitale. Il mio sito, per il mio nome, in media esce in terza pagina. Ho riso, e poi ci ho pensato su.

Con un nome comune, il nome da solo non basta: chi mi cerca davvero scrive anche cosa faccio. Per questo, nel titolo di una pagina, il mestiere conta quanto il nome. E siccome sto rifacendo la strada adesso, queste cose le vedo mentre ci sono dentro, che è il momento migliore per aggiustare il tiro.

La casa sono due cose, e restano quando non pubblichi

Per cominciare, la casa sono due cose. Il sito con dieci pagine e l’animazione in apertura, se ti serve, arriva dopo.

Una pagina tua che dice cosa fai e per chi

Una pagina sul tuo nome, a un indirizzo tuo, che risponde alle domande di chi arriva: chi sei, cosa fai, per chi lo fai, come si comincia e, se puoi, da quanto si parte. Può essere la home di un sito o una pagina sola. Conta che sia tua, e che la scriva tu con le parole delle tue clienti.

Se la vuoi costruire da sola, ho messo in fila le quattro cose da decidere prima di aprire un sito e come si scrive la pagina Chi sono quando vendi un servizio tuo. Il perchè di tutto il resto sta in attrarre clienti con il sito web.

Un modo per lasciarti la mail

La seconda cosa è un modulo dove chi passa ti lascia la mail, di solito in cambio di un regalo piccolo e utile. Serve per un motivo semplice: chi ti trova oggi non sempre è pronta oggi. La sorella della tua cliente magari prenota fra tre mesi, quando la cervicale si fa sentire di nuovo. Se ti ha lasciato la mail, fra tre mesi le scrivi tu. Se no, speri che si ricordi il tuo nome, e che lo scriva giusto.

Dove si mette il modulo

Lo so bene perchè l’ho sbagliato io. Nel 2021 ho scritto un articolo sulla mailing list che spiegava tutto, tranne dove si mette il modulo. Oggi i passaggi, dal regalo alla prima email, li trovi in come creare una mailing list.

Tutte e due restano anche nelle settimane in cui non pubblichi, quelle con la febbre in casa e le giornate che finiscono alle dieci di sera. È questo il lavoro della casa: tiene quello che hai scritto una volta, e lo tiene aperto a chi arriva.

Le due cose della casa online: una pagina tua che dice cosa fai e per chi, e un modulo per lasciarti la mail
Il sito con dieci pagine, se ti serve, arriva dopo. Per cominciare bastano queste due.

Se ricevi in uno studio, c’è anche la scheda di Google

Se le clienti vengono da te, in uno studio, in un laboratorio o in casa, c’è un terzo pezzo che conviene aprire: il Profilo dell’attività su Google, quello che una volta si chiamava Google My Business. È la scheda che esce di lato, o sulla mappa, quando qualcuno cerca il tuo mestiere e la tua città.

Si apre senza pagare, e dentro ci vanno gli orari e le foto del posto. Con il tempo arrivano anche le recensioni delle clienti. Il campo che conta di più è il sito web: lì va la tua pagina, non il profilo Instagram, così la scheda porta chi la guarda nel posto che hai scritto tu.

Se lo studio è in casa

Qui c’è una regola da sapere prima. Se le clienti vengono da te, anche a casa tua, la scheda chiede l’indirizzo. Se invece sei tu che vai da loro, puoi mostrare solo la zona in cui lavori. Le regole sono spiegate nella guida di Google sulle aree coperte dal servizio: leggila prima di aprire la scheda, perchè cambiare idea dopo è più scomodo che decidere prima.

Se lavori solo online, la scheda puoi saltarla. Chi ti cerca non passa sotto casa tua, e il lavoro lo fanno la pagina e la lista.

Farsi trovare su Google col mestiere: cosa scrivere

Chi non ti conosce il tuo nome non lo cerca, perchè non lo sa. Cerca il mestiere, spesso con la città o con il problema: «nutrizionista Bergamo», «massaggio cervicale», «ritratti di famiglia a casa». La tua pagina risponde a quella ricerca, con quelle parole.

Il titolo che esce in blu

Su Google, di ogni pagina si legge prima di tutto il titolo, la riga in blu. Se la tua si chiama «Home», «Benvenuti» o porta solo il tuo nome, a chi legge non dice niente del mestiere. E Google, di «Benvenuti nel mio mondo», non sa cosa farsene.

Il titolo buono dice chi sei e cosa fai. Poi, se c’è posto, per chi o dove. Per esempio: «Federica, nutrizionista a Bergamo per le donne in menopausa». È lungo? Va bene, è la riga che ti fa trovare. Se usi WordPress, il titolo che esce su Google si cambia dal plugin della SEO, anche senza toccare quello della pagina.

Le parole delle tue clienti

Le parole giuste, quasi sempre, le hai già. Riapri i primi messaggi delle clienti che hai: come ti raccontavano il loro problema? «Ho sempre male al collo quando torno dal lavoro» dice molto più di «trattamenti olistici per il benessere», perchè somiglia a quello che una persona scrive su Google alle undici di sera.

Sul mio profilo Instagram il campo del nome dice «Strategia digitale per vendere online», perchè dentro Instagram è quello il campo che la ricerca legge (ne ho scritto in come ottimizzare il profilo Instagram). Sulla pagina vale lo stesso: il nome ti presenta, il mestiere ti fa trovare.

Dal profilo alla pagina, e ritorno

Ultimo passaggio: fai parlare le due cose fra loro. Nel link in bio metti la pagina, e sulla pagina metti il profilo. Chi ti trova su Instagram scopre la casa, e chi ti trova su Google vede che sei viva e lavori.

Se oggi nel link in bio c’è un elenco di sei pulsanti, in perchè il profilo Instagram non porta clienti trovi cosa succede a chi ci arriva.

Farsi trovare su Google col mestiere: due risultati a confronto, uno col titolo Home che non dice niente, uno col nome, il mestiere, la città e per chi lavora
Un esempio inventato. Il titolo buono è lungo, e va bene così: è la riga che ti fa trovare.

Cosa legge Google, e perchè il risultato conta anche senza clic

Questa è la parte più tecnica, e va letta dopo aver fatto la prova.

Negli Stati Uniti quasi sette ricerche su dieci finiscono senza un clic: la persona legge i risultati e si ferma lì, o trova la risposta direttamente nella pagina di Google (SparkToro, giugno 2026). In Italia il dato preciso non c’è, e il senso regge lo stesso: il titolo e le due righe sotto sono già la prima impressione, anche per chi non entra.

Per decidere cosa mostrare, Google legge il titolo della pagina, la descrizione, i titoletti e il testo, e li confronta con le parole di chi cerca. Quanto pubblichi su Instagram non lo guarda. Guarda se la tua pagina risponde con chiarezza alla domanda di chi arriva.

Quanto ci mette

Una pagina nuova non esce il giorno dopo, e non c’è una data fissa che qualcuno possa prometterti. Il modo per saperlo è Search Console: la colleghi al tuo sito, e ti dice per quali ricerche la tua pagina compare e in che posizione. È lo strumento da cui ho letto i miei ventinove 404, e la mia terza pagina.

Quando cominciano a comparire le prime ricerche con il tuo nome e il tuo mestiere, la pagina sta facendo il suo lavoro: tiene la porta aperta a chi ti cerca, anche la sera in cui tu hai chiuso il telefono.

Quasi sette ricerche su dieci su Google finiscono senza un clic: chi cerca legge titoli e descrizioni e spesso decide lì
Negli Stati Uniti il 68% delle ricerche su Google finisce senza un clic (SparkToro, giugno 2026). Il titolo e le due righe sotto sono già la prima impressione.

Vuoi montare la tua casa con qualcuno che guarda il lavoro?

Findable è il corso in cui monti, in ordine, i pezzi che fanno lavorare il tuo nome anche quando non pubblichi: la pagina, la lista, cosa si compra e le email che partono da sole. A ogni pezzo il tuo lavoro lo guardo io, e intanto sei insieme ad altre donne che stanno costruendo la stessa cosa. Da sola, ma senza essere sola.

Domande frequenti

Come farsi trovare su Google se lavoro solo su Instagram?

Con una pagina tua, a un indirizzo tuo, che dice chi sei, cosa fai, per chi e come si comincia, e con un modo per lasciarti la mail. Il profilo Instagram su Google può anche uscire, ma chi ci clicca trova l’ultimo post e deve scorrere per capire cosa fai. La pagina tiene quello che hai scritto una volta, anche quando non pubblichi.

Perchè cercando il mio nome su Google esce solo il profilo Instagram?

Perchè è l’unica cosa tua che Google trova collegata al tuo nome. Se non c’è una pagina con il tuo nome e il tuo mestiere nel titolo, Google mostra il profilo, oppure pagine di omonime. Il primo passo è fare la prova in una finestra in incognito, e segnare cosa esce nella prima pagina.

Serve un sito intero per farsi trovare su Google?

Per cominciare no. Bastano due cose: una pagina tua che risponde alle domande di chi arriva, e un modulo per lasciarti la mail. Un sito con più pagine può arrivare dopo, quando sai cosa ti serve.

Cosa scrivere nel titolo della pagina per farsi trovare col mestiere?

Il tuo nome e il tuo mestiere, poi per chi lavori o dove, se c’è posto. Per esempio: Federica, nutrizionista a Bergamo per le donne in menopausa. Un titolo come Home o Benvenuti non dice niente a chi cerca il tuo mestiere.

Il Profilo dell’attività su Google serve se lavoro online?

Serve soprattutto se le clienti vengono da te, in uno studio o in un laboratorio: è la scheda che esce sulla mappa quando qualcuno cerca il mestiere e la città. Se lavori solo online puoi saltarla, e il lavoro lo fanno la pagina e la lista.

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