Pagina di ringraziamento: cosa scrivere nella thank you page dopo l’iscrizione

Hai messo il modulo, e qualcuno l’ha compilato. Bene. Adesso quella persona atterra su una pagina di ringraziamento scritta da te, quella che nei programmi trovi sotto il nome di thank you page, oppure su qualcosa che non hai deciso tu?

Perchè se non l’hai deciso tu, da qualche parte finisce lo stesso. Sulla stessa pagina di prima, con una scritta verde che dice “grazie per l’iscrizione”. Oppure su una pagina bianca messa lì dal programma, con il logo di chi ti fa il servizio e una frase tradotta male dall’inglese. In tutti e due i casi, in quel momento, sta guardando qualcosa che non hai scritto tu.

E sta per fare la cosa più importante di tutto il percorso, o non farla.

Fra lei e la tua lista c’è ancora un passaggio: deve aprire la casella di posta, trovare la tua mail di conferma e cliccare. Se non clicca, non è iscritta. Non è iscritta a metà, non è iscritta “quasi”: non c’è. E tu non lo saprai mai, perchè il tuo programma ti mostrerà solo un numero che non cresce.

Questa pagina serve a farle fare quel clic. Tutto quello che aggiungi prima di averglielo detto glielo toglie.

TL;DL

  • La pagina di ringraziamento è dove atterra chi ha appena compilato il modulo. Ha un lavoro solo che conta: far arrivare la persona alla mail di conferma.
  • Non serve per forza una pagina. Un messaggio che compare al posto del modulo fa lo stesso lavoro, e ti spiego quando l’uno batte l’altra.
  • Il motivo per cui la conferma non arriva è quasi sempre uno di quattro, e li puoi anticipare tutti scrivendoli su quella pagina.
  • L’offerta a sorpresa subito dopo l’iscrizione, quella che nel 2022 consigliavo anch’io, su una lista piccola costa più di quanto rende. E dopo il caso Altroconsumo c’è un secondo motivo per non farla.
  • Questa pagina non deve comparire su Google, e quasi tutte quelle che vedi in giro ci compaiono per sbaglio.
  • Dopo il ringraziamento ci va un articolo solo, non l’elenco dei migliori.

Che cos’è la pagina di ringraziamento e in che punto del percorso si trova

La pagina di ringraziamento è la pagina su cui atterra chi ha appena lasciato il suo indirizzo email. Il suo lavoro è far compiere il passo successivo: aprire la mail di conferma e prendere quello che ha chiesto. Sta esattamente fra il clic sul pulsante e l’ingresso nella tua lista, e dura pochi secondi.

In italiano la sentirai chiamare in modi diversi, e sono tutti la stessa cosa. Thank you page è il nome tecnico, quello che usano gli addetti ai lavori e che troverai nei menù dei programmi. Pagina di ringraziamento e pagina di conferma sono i nomi che usano le persone normali. E poi c’è il modo in cui la chiama chi ci è appena passato sopra: “quella pagina che ti dice di controllare la mail”. Quella descrizione lì, per capire a cosa serve, vale più delle altre due.

Una cosa che vale la pena sapere subito: quella è una pagina del tuo sito a tutti gli effetti. Non è una schermata di sistema, non è una cosa tecnica che appartiene al programma. La scrivi tu, la vede la persona nel momento in cui è più attenta a te di quanto sarà mai più, e se la lasci com’è di serie stai regalando quel momento a qualcun altro.

C’è anche una variante che quasi nessuno nomina, e che forse è già quello che ti succede adesso: al posto della pagina, un messaggio che compare lì dove c’era il modulo. Il modulo sparisce, e sotto compare una riga che dice che è andata bene. Non è un ripiego, è un’altra scelta, con dei vantaggi suoi. Nella sezione dedicata ti dico quando conviene l’una e quando l’altra.

Da qui in poi le chiamo tutte e due “la pagina”, per non impazzire. Quello che deve dire è identico.

Il lavoro che deve fare prima di qualsiasi altra cosa

Questa pagina ha un compito solo, e non è ringraziare.

Ringraziare è educazione, ci vuole, e occupa quattro parole. Il compito vero è portare la persona dentro la sua casella di posta, dove c’è la mail che aspetta un clic. Finchè quel clic non arriva, tutto il resto che scrivi su quella pagina sta parlando a qualcuno che nella tua lista non c’è ancora.

Quindi la regola per decidere cosa ci va: se una cosa non aiuta a far arrivare la persona alla mail di conferma, o viene dopo, o non ci va per niente.

L'ordine degli elementi sulla pagina di ringraziamento: sopra vai a controllare la posta, da chi arriva la mail e cosa fare se non la vedi; sotto un articolo solo, due righe su chi sei e i social in fondo
Sopra la linea sta solo quello che porta al clic di conferma. Sotto, il facoltativo.

Dire dove guardare: la mail di conferma

La prima riga della pagina dice tre cose, e le dice grosse.

Che deve andare a guardare la posta. Non “controlla la tua email” buttato lì in fondo: la frase più visibile della pagina è quella. Se il tuo occhio, aprendo la pagina, non cade prima di tutto su quella, è scritta male.

Da chi arriva la mail e con che oggetto. Questa è la parte che quasi nessuno scrive, ed è quella che salva più iscrizioni di tutte. La persona sta per aprire una casella che contiene duecento messaggi non letti. Se le dici “cerca una mail di Martina Vitale con oggetto Conferma la tua iscrizione”, sa cosa cercare e la trova in due secondi. Se non gliel’hai detto, guarda le prime cinque righe della casella, non vede niente di riconoscibile, e chiude.

Quanto ci mette ad arrivare. Di solito è immediata, a volte ci mette qualche minuto. Dirlo prima evita che dopo trenta secondi la persona concluda che non funziona niente e se ne vada.

E dopo queste tre, la quarta riga dice cosa fare se non arriva. Quel pezzo è lungo abbastanza da meritarsi la sezione dopo.

Consegnare o annunciare il file, senza farlo cercare

Se in cambio dell’indirizzo hai promesso qualcosa, un file, una guida, un modello, qui devi decidere una cosa. E la decisione è più importante di come scrivi la pagina.

Il file si consegna sulla pagina, oppure dopo la conferma?

Se lo metti sulla pagina, la persona lo prende subito ed è contenta. Il problema arriva un minuto dopo: ha già ottenuto quello che voleva, e la mail di conferma non ha più nessun motivo di cliccarla. Ti resta un indirizzo che non è mai entrato nella lista, e una persona che ha il tuo file e non riceverà mai niente da te.

Se lo consegni dopo la conferma, qualcuna si perde per strada. Ma quelle che arrivano in fondo hanno fatto un passo in più, e sono dentro davvero.

Io consegno dopo la conferma, e sulla pagina lo annuncio. Scrivo cosa ha chiesto, dove arriverà, e che parte tutto dal clic. Chi voleva solo il file si ferma lì, e va bene così: quella persona non ti avrebbe letta comunque, e intanto non ti resta in lista come indirizzo morto che ti abbassa le statistiche e ti costa nel piano a pagamento.

Una cosa che vale la pena fare comunque: mettici l’immagine di quello che riceverà. La copertina della guida, la prima pagina del modello. Costa cinque minuti e rende concreta una cosa che fino a quel momento era solo una promessa scritta.

Perchè l’email di conferma non arriva, e cosa scrivere sulla pagina perchè non succeda

Questo è il punto in cui si perde più gente di tutto il percorso, e quasi mai per colpa di chi si è iscritta.

Ha compilato il modulo, ha letto la pagina, è andata a controllare la posta. E lì non trova niente. Non pensa che ci sia un problema tecnico: pensa che sia una cosa che non ha funzionato, si stringe nelle spalle e va avanti con la giornata. Tu vedi solo un’iscrizione che non si è completata.

I quattro motivi per cui l'email di conferma non arriva: è in promozioni o spam, l'indirizzo è scritto male, ci mette qualche minuto, il filtro dell'ufficio l'ha bloccata
I quattro motivi, e cosa scrivere sulla pagina per anticipare ognuno.

Le due cause più frequenti: la scheda promozioni e l’indirizzo scritto male

È finita in promozioni, o in spam. Il motivo più frequente di tutti, e non vuol dire che tu stia facendo qualcosa di male: le caselle di posta smistano da sole, e una mail automatica mandata da un programma finisce spesso nella scheda promozioni di Gmail. Sulla pagina ci va scritto per nome: “se non la vedi, guarda nella scheda Promozioni o nella posta indesiderata”. Chiamare le cartelle con il nome che hanno davvero, invece di dire genericamente “controlla lo spam”, fa la differenza fra chi guarda e chi non sa dove guardare.

L’indirizzo è stato scritto male. Una lettera saltata, il punto al posto della chiocciola, l’automatismo del telefono che corregge quello che non deve. In quel caso la mail parte e non arriva a nessuno, e la persona resta lì ad aspettare una cosa che non esiste. Sulla pagina ci va una riga che dice cosa fare: “se hai sbagliato a scrivere l’indirizzo, ricompila il modulo, non succede niente”. Sembra banale, e invece la gente ha paura di iscriversi due volte.

Le altre due: i tempi di consegna e il filtro dell’ufficio

Ci sta mettendo qualche minuto. Di solito è istantanea, ma i programmi mandano in coda, e nelle ore in cui c’è traffico può metterci due o tre minuti. Se non lo dici, dopo trenta secondi la persona ha già deciso che non funziona. Basta una riga: “di solito arriva in meno di un minuto, ogni tanto ci mette qualcosa in più”.

Il filtro dell’ufficio l’ha bloccata. Succede con gli indirizzi di lavoro, dove il sistema aziendale scarta le email che arrivano da mittenti automatici che non conosce. Qui non puoi farci niente, ma puoi dirlo: “se ti sei iscritta con l’indirizzo del lavoro e non arriva niente, prova con quello personale”.

E poi c’è il caso in cui il problema sei tu

Se non arriva a nessuno, sistematicamente, allora non sono le cartelle: è il tuo dominio che non è configurato per mandare email.

È la stessa cosa di cui ho parlato nell’articolo su come si crea una mailing list, ed è una procedura che il tuo strumento chiama autenticazione del dominio. Sono venti minuti, li fai una volta sola, e senza quella una parte delle tue email non arriverà mai da nessuna parte. Se hai appena montato tutto e non hai fatto quel passaggio, fallo prima di mandare traffico alla tua pagina di iscrizione, altrimenti stai raccogliendo indirizzi che non riuscirai a raggiungere.

Il testo da mettere sulla pagina, già scritto

Questa parte, in italiano, non la trovi scritta da nessuna parte. Copiala e cambia i nomi.

Ci siamo quasi.

Ti ho appena mandato una mail: cercala nella tua casella, arriva da [il tuo nome] e ha per oggetto [l’oggetto esatto della tua mail]. Dentro c’è un link da cliccare, ed è quel clic che completa l’iscrizione.

Di solito arriva in meno di un minuto. Se dopo qualche minuto non la vedi:

  • guarda nella scheda Promozioni o nella posta indesiderata, e se la trovi lì spostala nella posta normale: così anche le prossime arrivano dove devono
  • se ti sei iscritta con l’indirizzo del lavoro, prova con quello personale: i filtri aziendali sono severi
  • se hai sbagliato a scrivere l’indirizzo, ricompila il modulo qui sotto, non succede niente

Se non arriva comunque, scrivimi a [il tuo indirizzo] e ti sistemo io.

Perchè la riga finale, quella dove ti scrivono, conta più di tutte

Quell’ultima riga vale più di tutte le altre messe insieme, e non per il supporto che dai. Vale perchè è l’unica pagina in tutto il tuo sito dove una persona che ancora non ti conosce ha un motivo vero per scriverti, e ogni tanto qualcuna lo fa. Le risposte che ho ricevuto lì mi hanno detto cose sul mio sistema che nessuna statistica mi aveva mai detto.

Un dettaglio pratico che vale la pena curare: se puoi, rimetti il modulo anche sulla pagina di ringraziamento, piccolo, in fondo, sotto la riga su chi ha sbagliato a scrivere. Così chi ha digitato male l’indirizzo si corregge lì, senza dover tornare indietro a cercare la pagina di prima. Sono due minuti di lavoro e recuperi persone che altrimenti perdi tutte.

Usa l’AI come lettrice, non come scrittrice

La pagina di ringraziamento è una delle pagine più copiate del web, quindi è esattamente quella dove l’AI produce il testo più generico che esista. Se le chiedi di scrivertela, ti restituisce la media di tutte le altre.

Il lavoro giusto è al contrario. Incolli la tua pagina, così com’è, e le fai tre domande una per volta.

  • Cosa non è chiaro a una persona che non mi conosce?
  • Quale azione le sto chiedendo di fare adesso?
  • Si capisce quando arriva l’email e cosa fare se non arriva?

Sono due minuti e ti dice quello che tu non vedi più, perchè quella pagina l’hai scritta tu e la rileggi già sapendo cosa volevi dire. Funziona bene proprio perchè la pagina è corta: non c’è niente da farle scrivere, c’è solo da controllare.

È lo stesso criterio che uso ovunque: l’AI lavora sui pezzi ripetibili e verificabili, non su quelli dove chi legge sta decidendo se fidarsi di te. Nell’articolo sull’email di benvenuto lo applico al testo che parte subito dopo questa pagina.

Fatto questo, la pagina ha finito il suo lavoro vero. Da qui in poi comincia la parte facoltativa, ed è dove quasi tutte sbagliano.

Cosa mettere dopo il ringraziamento

Da qui in poi è tutto facoltativo, e va tutto sotto la riga che dice di andare a controllare la posta. Se una di queste cose finisce sopra quella riga, hai sbagliato l’ordine.

Detto questo, quella pagina la persona la guarda per qualche secondo, ed è l’unico momento in cui la sua attenzione è tutta tua. Buttarla via lasciandola vuota è un peccato quanto riempirla troppo.

Un articolo solo, quello giusto

La tentazione è mettere i tuoi contenuti migliori. Cinque link, magari con le immagini, magari con il titoletto “leggi anche”.

Non farlo, e non per una questione di gusto. Cinque link sono una decisione da prendere, e chi ha appena compilato un modulo non ha voglia di prendere un’altra decisione. Davanti a cinque possibilità, quasi tutti non ne aprono nessuna.

Uno solo invece è un consiglio. E se è il consiglio giusto, viene aperto.

Quale sia quello giusto lo decide una domanda: cosa stava cercando questa persona quando è arrivata? Se si è iscritta da un articolo sulle liste email, l’articolo che le metti è il passo dopo su quel tema, non il tuo pezzo più letto in assoluto. Quando invece arriva dal link in bio senza essere passata da nessun articolo, le metti quello che spiega meglio da dove si comincia.

Va bene anche una pagina che raccoglie le tue risorse, se ce l’hai. Ma una destinazione, non cinque.

Una riga su chi sei, per chi ti ha appena conosciuta

Metà delle persone che atterrano lì non sanno chi sei. Hanno cliccato un link da una storia, o sono arrivate da Google su un articolo e si sono iscritte senza mai guardare la tua faccia.

Due righe e una foto piccola bastano. Chi sei, cosa fai, per chi. Non il curriculum, non gli anni di esperienza, non i loghi dei clienti: quelli servono a chi deve comprare, e qui non sta comprando niente.

La riga giusta è quella che le fa capire perchè le scriverai. “Sono Martina, e insegno a costruire un sistema che vende anche quando non pubblichi” dice a chi legge cosa aspettarsi nella casella di posta. “Sono Martina, digital coach dal 2010” non le dice niente.

L’invito ai social, in fondo e con una ragione

I social ci possono stare, e ci stanno bene in fondo.

Con una regola: non un’icona nuda. Un’icona è un invito senza motivo, e le persone non seguono per motivi che non hanno. Una riga sì: “sto su Instagram tutti i giorni nelle storie, se ti va di vedere come lavoro prima di decidere se fidarti”. Quella è una ragione, e chi la legge sa cosa trova dall’altra parte.

Attenzione a una cosa, però. Quella persona sta per andare a controllare la posta. Se le metti un link a Instagram troppo in vista, ci va, e nella casella di posta non ci arriva più. I social vanno in fondo alla pagina, dopo tutto il resto, e non in un pulsante colorato grande come quello che porta alla conferma.

Cosa non ci va mai

Il menù del sito, perchè quella è una pagina che deve avere un’uscita sola. L’elenco dei tuoi servizi, perchè non è il momento. Il modulo di iscrizione a un’altra cosa tua, perchè si è appena iscritta e chiederle di iscriversi ancora è confuso. E soprattutto non ci va l’offerta a sorpresa, che merita la sezione dopo perchè fino a poco tempo fa la consigliavo anch’io.

Perchè l’offerta a sorpresa non regge quando la lista è piccola

Arrivata a questo punto, la maggior parte delle guide sulla thank you page ti dice di venderle qualcosa.

Lo dicevo anch’io. Nel 2022 ho scritto un articolo su questa stessa pagina, e c’era scritto così:

“Invece di incoraggiarli ad uscire dal tuo Sito Web per cercare quell’e-mail di conferma, presenta loro prima un’offerta irrinunciabile.”

E più sotto:

“Realizza quindi un’offerta unica e rendila una OTO (One Time Offer). L’urgenza, il fatto che questa offerta, a questo prezzo ridicolo, sapere che questo è un affare una tantum che non vedranno più, aiuterà ad aumentare i tuoi tassi di conversione.”

Quattro anni dopo penso il contrario, e ti dico i tre motivi per cui ho cambiato idea. Il terzo l’ho capito solo quest’anno.

Confronto fra quello che consigliavo nel 2022 sull'offerta a sorpresa nella thank you page e quello che consiglio adesso su una lista piccola
Quello che avevo scritto nel 2022, e cosa ci vedo adesso.

Il primo motivo: i conti non tornano

L’offerta a sorpresa funziona in un caso preciso, ed è quando le persone che passano da quella pagina sono tante.

Con mille iscrizioni al mese, un due per cento che compra un prodotto da diciannove euro sono venti vendite. Vale la pena occupare quella pagina.

Con trenta iscrizioni al mese, lo stesso due per cento fa zero virgola sei vendite. Cioè: circa una ogni due mesi, se va bene. E per quella hai occupato l’unico spazio che avevi per far arrivare le persone alla mail di conferma.

Stai scambiando una cosa certa con una cosa improbabile. La cosa certa è l’iscritta che entra nella tua lista e ti leggerà per mesi. La cosa improbabile è una vendita da poche decine di euro che statisticamente non arriva.

Su quanto vale davvero un’iscritta, e da quante persone in poi i conti cominciano a tornare, ho fatto i numeri per esteso in quante iscritte servono per vendere qualcosa.

Il secondo motivo: quel clic adesso serve anche per un’altra ragione

Nel 2022 la frase che ho scritto sopra la vedevo come una scelta di marketing. Distrarre la persona dalla mail di conferma per un momento, tanto poi la conferma la clicca lo stesso.

Il problema è che spesso non la clicca. E da quest’anno sappiamo con precisione cosa vuol dire.

A giugno il Garante ha sanzionato Altroconsumo per 280.000 euro, e il motivo è esattamente questo: mandavano email commerciali a persone che si erano registrate ma non avevano mai cliccato la conferma. Nel provvedimento del Garante di giugno c’è scritto che la società “considerava comunque perfezionato il rapporto contrattuale e procedeva all’invio di email promozionali” anche verso chi non aveva confermato, e le è stato ordinato di cessare il trattamento dei dati di quelle persone.

Il principio che ne esce è che se il tuo modulo presenta la conferma come il passaggio che completa l’iscrizione, quel clic non lo puoi ignorare. Senza, quella persona nella tua lista non ci dovrebbe essere.

Quindi la frase che avevo scritto nel 2022 non è solo un cattivo affare. Costruisce una lista di indirizzi di cui non puoi dimostrare niente.

Il terzo motivo: a chi stai facendo quell’offerta

Questo l’ho capito parlando con le persone, non leggendo i dati.

La donna che si iscrive alla tua lista, se ha una competenza sua e prova a venderla online, con ogni probabilità ha già comprato. Corsi, percorsi, programmi. E in buona parte dei casi non le hanno dato quello che promettevano. Me l’hanno detta in due, con parole loro: “ho fatto mille corsi fidandomi e mi hanno dato zero risultati”.

Adesso immagina cosa succede nella sua testa quando ti lascia l’indirizzo e, dieci secondi dopo, si trova davanti un’offerta a tempo con un prezzo barrato.

Le stai confermando che sei come gli altri, nel momento esatto in cui aveva deciso di darti una possibilità. E il costo di quel momento non lo vedi in nessuna statistica, perchè quella persona non si disiscrive: continua a ricevere le tue email e non le apre più con la stessa faccia.

Quando invece l’offerta ci sta

Non è una regola morale, quindi ti dico anche quando ha senso.

Ci sta se hai numeri veri, cioè centinaia di iscrizioni al mese, perchè lì la matematica gira. Ci sta se stai pagando per il traffico, perchè le ads vanno recuperate in fretta e non puoi aspettare la sequenza. E ci sta in un negozio online, dove chi lascia l’email lo fa già con la testa di chi sta comprando.

Se sei in una di queste situazioni, quello che ho scritto nel 2022 regge ancora. Se stai raccogliendo i tuoi primi cento indirizzi, no.

Cosa metto io al posto suo

Niente.

La pagina dice di andare a controllare la posta, dice cosa fare se non arriva, mette un articolo solo e due righe su chi sono. Poi finisce.

Vendere a quella persona lo farò, ma non lì. Ho l’email di benvenuto, ho la sequenza che viene dopo, ho tutti i mesi in cui quella persona mi leggerà. Quella pagina dura otto secondi, e in otto secondi si fa una cosa sola.

La pagina di ringraziamento va nascosta a Google: come si mette in noindex

Questa pagina non deve comparire nei risultati di ricerca. E se non hai fatto niente per impedirlo, con ogni probabilità ci compare.

Il motivo è semplice. È una pagina scritta per una persona sola, in un momento solo. Chi ci arriva da Google non ha compilato nessun modulo: legge istruzioni su una mail che non ha mai chiesto, non capisce dove è finito, e se ne va. Per Google quella è una pagina sottile che non risponde a niente, e averne qualcuna in giro non aiuta il resto del tuo sito.

E c’è un motivo peggiore, se sulla pagina consegni il file. In quel caso chiunque la trovi su Google prende il tuo freebie senza lasciarti l’indirizzo, che è precisamente il contrario di quello per cui l’hai fatto.

Perchè bloccare la pagina da robots.txt la lascia nei risultati di ricerca mentre il meta tag noindex la fa uscire
Bloccare la pagina da robots.txt impedisce a Google di leggere l’istruzione che la toglierebbe.

Come si fa, e come non si fa

Si fa con il meta tag noindex, che è una riga nascosta dentro la pagina che dice ai motori di ricerca di non metterla nei risultati.

Su WordPress, se usi Yoast, sta nelle impostazioni della singola pagina, alla voce che chiede se vuoi mostrarla nei risultati di ricerca: metti no e hai finito. Negli strumenti per le newsletter che ti fanno costruire le pagine, di solito c’è una casella nelle impostazioni SEO della pagina. Se non la trovi, chiedi al supporto: esiste quasi sempre.

Quello che non funziona è bloccarla da robots.txt, ed è l’errore che vedo fare più spesso perchè sembra la cosa più logica.

Il motivo è controintuitivo, quindi te lo spiego per bene. Il file robots.txt dice ai motori di ricerca di non passare a leggere quella pagina. Ma il noindex è scritto dentro la pagina. Se hai impedito a Google di leggerla, Google non trova mai l’istruzione che gli dice di toglierla, e se aveva già scoperto quella pagina da qualche parte se la tiene nei risultati, magari senza descrizione. Lo scrive Google stesso nella sua guida su come togliere una pagina dai risultati di ricerca: perchè il noindex funzioni, la pagina deve restare leggibile.

Quindi: noindex sì, blocco da robots.txt no.

Le altre due cose da fare, che nessuno dice

Toglierla dalla mappa del sito. La sitemap è l’elenco che mandi a Google con dentro tutte le pagine che vuoi far trovare. Se la pagina di ringraziamento resta lì dentro, stai dicendo due cose opposte nello stesso momento. Su WordPress, mettendo il noindex, Yoast la toglie da solo. Se hai fatto la pagina altrove, controlla a mano.

Non linkarla da nessuna parte. Niente voce nel menù, niente link da altri articoli. L’unico modo per arrivarci deve essere aver compilato il modulo. Ogni link pubblico verso quella pagina è un invito a Google a considerarla importante.

Come controlli se sei a posto

Vai su Google e cerca questo, sostituendo il tuo indirizzo:

site:iltuosito.it grazie

Quella ricerca ti fa vedere le pagine del tuo sito che Google ha in archivio e che contengono quella parola. Se lì dentro compare la tua pagina di ringraziamento, il noindex non c’è o non ha ancora fatto effetto. Da quando lo metti a quando la pagina sparisce possono passare giorni o qualche settimana, perchè Google deve ripassare a leggerla.

Prova anche cercando “conferma”, “iscrizione” e il nome del tuo freebie, che sono le altre parole che di solito stanno su quelle pagine.

C’è un caso in cui questo problema non esiste

Se al posto della pagina usi il messaggio che compare dove c’era il modulo, non hai niente da nascondere: quel messaggio non è una pagina, non ha un indirizzo suo, e su Google non ci finisce per definizione.

È uno dei motivi per cui quella scelta, quando parti, è più comoda di quanto sembri. E la sezione dopo è esattamente su questo, perchè te la mostro sul mio sistema, dove convivono tutte e due.

La mia, com’è fatta adesso

Sul mio sistema convivono due soluzioni diverse, e non per disordine. Servono a due cose diverse, e vederle una accanto all’altra ti fa capire il criterio meglio di qualsiasi regola.

La newsletter: un messaggio, non una pagina

Se ti iscrivi a La posta delle Webgirls, non atterri da nessuna parte. Il modulo sparisce e al suo posto compare questo:

Fatto, sei dentro.
Ti ho appena scritto: la prima email è già in arrivo. Se non la vedi tra qualche minuto, dai un’occhiata nello spam, ogni tanto si nasconde lì.

Tre righe, e fanno il lavoro: dicono che è andata bene, dicono che sta arrivando una mail, dicono dove guardare se non la vedi.

Ho scelto così per un motivo preciso. Quel modulo sta dentro una pagina che è già mia, dove c’è scritto cosa ricevi, chi sono e cosa non ti manderò. Spostarti su un’altra pagina per ridirti le stesse cose sarebbe un passaggio in più che non aggiunge niente, e ogni passaggio in più è gente che si perde.

Il limite di questa scelta è evidente: in tre righe non ci metti un articolo, non ci metti una faccia, non ci metti niente. Se avessi qualcosa di importante da far leggere subito dopo, non basterebbe.

Il test: cinque pagine diverse, scelte dalle risposte

Il test che trovi in fondo a questo articolo funziona in un altro modo, e qui la pagina serve eccome.

Chi lo fa risponde a sei domande su come è messo il suo sistema. E quando preme invia, non finisce sempre nello stesso posto: uno script legge le risposte e la manda su una delle cinque pagine di esito, quella che corrisponde al punto in cui la sua catena si sta fermando. Chi si sta ancora chiedendo da dove partire atterra su una pagina, chi ha il pubblico ma non la lista su un’altra, chi ha la lista e non l’offerta su un’altra ancora.

Su quelle pagine la prima cosa che leggi è il tuo risultato. Ma subito sotto c’è sempre la stessa riga, quella che questo articolo ti sta chiedendo di scrivere:

Fra pochi minuti ti arriva la tua diagnosi da compilare. Te la mando per email: dentro c’è il tuo punto scritto per esteso, i passaggi fra il contenuto e il tuo indirizzario, e l’esercizio da fare stasera con lo spazio per scriverci. Se non la vedi, guarda nello spam e spostala nella posta buona, così le prossime arrivano dove devono.

Una delle cinque pagine di esito del test: il risultato in alto e sotto la riga che dice di controllare la posta e di spostare la mail fuori dallo spam
Una delle cinque pagine di esito: il risultato in alto, e subito sotto dove guardare adesso.

Perchè chiedo di spostare la mail fuori dallo spam

Quella richiesta finale, spostare la mail fuori dallo spam, è la cosa che mi ha insegnato di più fra tutte quelle che ho scritto su una pagina di ringraziamento. Non serve solo a farle trovare quella mail: serve a far arrivare bene tutte quelle dopo.

Una cosa che noterai se lo fai: su quelle pagine non c’è sempre qualcosa da comprare. Su alcune non ho niente da venderti, e allora non ci metto niente. Non vendo per forza: se quello che ti serve adesso è una cosa che io non ho, te lo dico e ti mando dove serve. È una scelta che mi costa qualche vendita, e la rifarei.

E i freebie, dove non sono ancora a posto

Qui ti dico anche la parte che non funziona, perchè se ti dicessi solo le due cose che vanno saresti giustificata a non credermi.

I moduli dei miei freebie, quelli delle guide, una pagina di ringraziamento loro non ce l’hanno ancora. Hanno il messaggio di serie, quello che il programma mette da solo. Me ne sono accorta scrivendo questo articolo, e le sto costruendo adesso.

Non è un dettaglio, ed è esattamente l’errore di cui parlava la sezione sulla mail di conferma: le guide le consegno dopo la conferma, ma su quel messaggio di serie non c’è scritto da chi arriva la mail nè cosa fare se non la trova. Quante persone ho perso lì dentro non lo so, e non ho modo di saperlo. È il tipo di buco che non compare in nessuna statistica.

Il criterio, per decidere il tuo caso

Quando basta un messaggio dopo l'invio del modulo e quando serve una pagina di ringraziamento vera
Nel dubbio parti dal messaggio: la pagina la costruisci quando hai qualcosa da metterci sopra.

Ti basta il messaggio se non consegni nessun file, se dopo non hai niente di importante da far leggere, e se il modulo sta dentro una pagina tua che già spiega chi sei. In quel caso la pagina in più è lavoro sprecato.

Ti serve la pagina se consegni qualcosa, se vuoi mandare la persona a leggere un articolo preciso, se il tuo modulo sta dentro un popup o in mezzo a un articolo (perchè lì il messaggio compare in un punto che l’occhio non guarda, mentre la pagina prende tutto lo schermo), oppure se vuoi sapere quante persone arrivano fin lì. Quest’ultima è la ragione più sottovalutata: una pagina la vedi nelle statistiche, un messaggio che compare al posto di un modulo no. Senza quel numero non sai mai se il problema è il modulo o è la conferma.

E se hai dei dubbi, parti dal messaggio. Ci metti zero, e la pagina la costruisci il giorno che hai qualcosa da metterci sopra.

Gli errori che rendono inutile una pagina di ringraziamento

Li ho fatti quasi tutti, e alcuni li stavo facendo mentre scrivevo questo pezzo.

Ringraziare e basta. La pagina dice “grazie per esserti iscritta”, magari con una spunta verde, e finisce lì. Chi la legge non sa che deve andare a controllare la posta, quindi non ci va, quindi non conferma. È l’errore più comune di tutti ed è anche quello che costa di più, perchè la pagina sembra a posto.

Tenersi quella di serie. Ogni programma ne mette una da solo, e quasi sempre è tradotta male dall’inglese, con dentro il nome di chi ti fa il servizio invece del tuo. Chi ci arriva capisce in mezzo secondo che quella pagina non l’hai scritta tu, e la fiducia che aveva costruito leggendoti si abbassa di un gradino. Riscriverla costa dieci minuti, una volta sola.

Non dire da chi arriva la mail. Questo lo faccio ancora sui form dei miei freebie, e ci sto mettendo mano proprio in questi giorni. La persona apre una casella con duecento messaggi non letti e non sa cosa cercare. Scrivere il mittente e l’oggetto esatti è la riga che recupera più iscrizioni di qualsiasi altra cosa tu possa mettere su quella pagina.

Metterci troppo. Il menù del sito, i servizi, cinque articoli consigliati, i pulsanti dei social grandi come quello della conferma, e magari l’offerta a sorpresa. Ognuna di quelle cose, presa da sola, sembra un’aggiunta di valore. Messe insieme sono cinque strade che portano via dall’unica che conta.

Dimenticare il noindex. La pagina finisce su Google, ci arriva gente che non si è iscritta a niente, e se lì consegni il file lo stai regalando a chiunque passi. Si sistema in trenta secondi e nessuno se ne ricorda mai.

Non averla più guardata da quando l’hai fatta. Questo è l’errore che li contiene tutti. La pagina di ringraziamento è la pagina più dimenticata di un sito, perchè tu non ci passi mai: la vedono solo le persone che si iscrivono, e loro non hanno modo di dirti che c’è qualcosa che non va.

Quindi la cosa da fare adesso, prima di chiudere questa scheda, è una sola. Iscriviti alla tua stessa lista con un indirizzo che non hai mai usato, e guarda cosa ti succede: dove atterri, cosa c’è scritto, quanto ci mette la mail, se la trovi. Ci metti quattro minuti.

Se scopri qualcosa che non va, non sei in ritardo. Sei l’unica persona che poteva accorgersene.

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Domande frequenti sulla pagina di ringraziamento

Che cos’è una thank you page?

È la pagina su cui atterra chi ha appena compilato un modulo di iscrizione. Il suo lavoro è far compiere il passo successivo: aprire la mail di conferma e prendere quello che è stato chiesto. In italiano la chiamano anche pagina di ringraziamento o pagina di conferma, e sono la stessa cosa.

Cosa si scrive nella pagina di ringraziamento dopo l’iscrizione alla newsletter?

Nell’ordine: che deve andare a controllare la posta, da chi arriva la mail e con che oggetto, quanto ci mette, e cosa fare se non la trova. Solo dopo, se vuoi, un articolo da leggere e due righe su chi sei. Tutto quello che metti sopra la prima riga toglie attenzione al clic di conferma.

Perchè non arriva l’email di conferma dell’iscrizione?

Quattro motivi, in ordine di frequenza: è finita nella scheda promozioni o nella posta indesiderata, l’indirizzo è stato scritto male, ci sta mettendo qualche minuto perchè l’invio è in coda, oppure un filtro aziendale l’ha bloccata. Se non arriva a nessuno in modo sistematico, il problema è il tuo dominio che non è autenticato.

La thank you page va messa in noindex?

Sì. È una pagina scritta per chi ha appena compilato il modulo, e chi ci arriva da Google non capisce dove è finito. Si usa il meta tag noindex, non il blocco da robots.txt: se impedisci a Google di leggere la pagina, non trova nemmeno l’istruzione che gli dice di toglierla. Va anche esclusa dalla sitemap.

Il freebie si consegna sulla pagina di ringraziamento o dopo la conferma?

Meglio dopo la conferma. Se lo consegni sulla pagina, molte persone prendono il file e il link di conferma non lo cliccano più: ti resta un indirizzo che nella lista non è mai entrato. Sulla pagina annunci cosa arriverà e mostri l’immagine di quello che riceverà.

Serve per forza una pagina, o basta un messaggio dopo l’invio?

Basta il messaggio se non consegni file e non hai niente da far leggere subito dopo. Serve la pagina se consegni qualcosa, se vuoi mandare a un articolo preciso, se il modulo sta dentro un popup o in mezzo a un articolo, oppure se vuoi sapere quante persone ci arrivano: una pagina si misura, un messaggio no.

Conviene mettere un’offerta sulla thank you page?

Su una lista piccola no. L’offerta distrae dal clic di conferma, che è il passaggio senza il quale l’iscrizione non è valida, e a chi ha già comprato corsi che non hanno funzionato una promozione dieci secondi dopo l’iscrizione dice che sei come gli altri. Ha senso con centinaia di iscrizioni al mese o con traffico a pagamento.

Come si crea una thank you page su WordPress?

Crei una pagina normale, ci scrivi il testo, la metti in noindex dalle impostazioni SEO e la togli dal menù. Poi vai nelle impostazioni del tuo modulo di iscrizione e imposti quell’indirizzo come destinazione dopo l’invio. Se usi un programma per le newsletter con le pagine incluse, il procedimento è lo stesso dentro il loro editor.

Gratis · arriva subito per email

Il minuto dell’iscrizione

Questa pagina è il primo dei sessanta secondi dopo l’iscrizione. Nel foglio ci sono gli altri: la mappa delle tue porte d’ingresso, le quattro verifiche da fare, e il modello dell’email che parte subito dopo. Te lo mando per email: non c’è niente da scaricare.

In sintesi

La pagina di ringraziamento ha un lavoro solo che conta: portare la persona alla mail di conferma. Prima riga bene in vista, mittente e oggetto scritti per esteso, i quattro motivi per cui la mail non arriva anticipati tutti, e la richiesta di spostarla fuori dallo spam se la trova lì. Poi, se avanza spazio, un articolo solo e due righe su chi sei.

Niente offerta a sorpresa quando la lista è piccola, perchè quel clic vale più di una vendita da poche decine di euro e da quest’anno vale anche come base del consenso. E la pagina in noindex, fuori dalla sitemap, senza link dal menù.

Quella pagina dura otto secondi, e in otto secondi si fa una cosa sola.

Il passo dopo è quello che le arriva davvero nella casella di posta: cosa scrivere nell’email di benvenuto, con un esempio completo riga per riga.

Chi sono

Sono Martina Vitale, digital coach. Ho aperto il mio primo blog nel 2010 e fra il 2020 e il 2022 ho gestito un’accademia di blogging con una community e prodotti miei. Poi l’ho chiusa, per ragioni che con il lavoro non c’entravano niente.

Nel 2026 sono tornata e ho ricostruito tutto da zero in un mese, con l’intelligenza artificiale come motore, mentre lavoravo otto ore al giorno in ufficio con due ragazzi in casa. Quello che insegno viene da lì: ho rimontato ogni pezzo del sistema con le ore che avanzavano, e so dove si inceppa perchè si è inceppato a me.

Se vuoi vedere come si costruisce tutto il percorso, dalla porta alla vendita, i percorsi sono qui.

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