La casa dove resta chi ti trova su Instagram.
Sono le undici di sera. Una che non conosci ha visto un tuo reel, è passata sul profilo, ha letto la bio due volte. Ti scrive: “info?”.
Tu a quell’ora stai stendendo i panni, o stai già dormendo, o hai semplicemente deciso che dopo cena il telefono non si guarda. E fai bene.
La mattina dopo le rispondi con un messaggio lungo e gentile: cosa fai, come lavori, da quanto si parte. Lei visualizza. E sparisce.
Il ritardo c’entra poco. Alle undici di sera, nel momento esatto in cui voleva capire, non aveva un posto dove andare a guardare da sola.
Se hai cercato come attrarre clienti con il sito web, hai trovato due tipi di risposta. Le agenzie che ti spiegano perchè ti serve un sito (fatto da loro, ovviamente) e le piattaforme che te lo montano in cinque minuti. Nessuna delle due ti parla di quella delle undici di sera.
Questo articolo l’avevo scritto nel 2021, e dava cinque consigli: cura la grafica, sistema la pagina Chi Sono, non usare parole difficili, scegli un tema facile da navigare, proteggi il sito dagli hacker. Tutto vero. L’ho riletto quest’anno e ci ho trovato lo stesso buco delle guide di adesso: parlava del sito come di un oggetto da fare bello, e mai delle persone che ci arrivano. Da dove vengono, cosa cercano, dove vanno dopo.
E c’è un motivo se oggi te lo racconto partendo da lì. Il mio profilo Instagram di allora non esiste più: nel 2022 ho chiuso tutto, e il profilo se n’è andato con tutto quello che c’era dentro. Gli articoli invece li ho ritrovati nell’archivio di internet, uno per uno, quattro anni dopo. Questo è uno di quelli. Del profilo mi restano le schermate. Della casa mi sono rimasti i muri.
TL;DL
- Chi ti trova su Instagram e vuole capire di più ha bisogno di un posto dove guardare da sola, a qualsiasi ora. “Scrivimi in DM” funziona solo con chi ha già deciso.
- Nei sessanta profili di professioniste che ho guardato uno per uno, quasi nessuna ha un link a un posto suo. Il lavoro c’è, l’offerta spesso pure. Manca la casa.
- Instagram è la porta. Il sito è la casa dietro la porta, e può essere anche una pagina sola.
- Chi entra deve trovare quattro stanze: chi sei, cosa fai e per chi, le prove, il prossimo passo. La grafica viene dopo.
- Linktree va bene per cominciare, se porta a cose tue. Smette di bastare quando chi arriva deve capire prima di chiedere.
- L’AI ti monta un sito in pochi minuti. Quello che non sa è per chi sei e cosa deve fare chi arriva: quelle due cose le decidi tu, o qualcuno che le sa guardare.
- Il sito si può fare da sola. Se ti fermi a metà, c’è chi lo monta per te senza i prezzi di un’agenzia.
“Info in DM”: dove va chi ti trova e non trova una porta
Rileggi la tua bio come la leggerebbe lei. Se in fondo c’è scritto “info in DM”, o “scrivimi”, o una freccina che punta al nulla, le stai chiedendo una cosa precisa: scrivere a una sconosciuta, esporsi, e aspettare.
Qualcuna lo fa. Sono quelle che hai già in testa quando dici “i clienti mi arrivano dai messaggi”: le più decise, le più di fretta, quelle che ti conoscevano già un po’.
Quelle che non ti scrivono
Poi ci sono le altre. Quella che vuole sapere quanto costa ma si vergogna di chiederlo. Quella che non ha ancora deciso e non vuole sembrare una perditempo. Quella che ti scriverebbe, ma sta allattando, o è in fila alla posta, e poi se ne dimentica.
Loro non ti scrivono. E tu non lo saprai mai, perchè una persona che non scrive non lascia traccia. Non ti arriva una notifica che dice “oggi tre persone erano interessate e hanno lasciato perdere”. Ti arriva solo il silenzio, e il silenzio lo leggi come “non interesso a nessuno”.
“Scrivimi in DM” è una porta con il campanello. Funziona benissimo con chi ha già deciso di suonare.

Ho letto i profili di sessanta professioniste, uno per uno
In queste settimane ho guardato con calma sessanta profili di professioniste, come farebbe una cliente. Trenta per una piccola ricerca di mercato: insegnanti di yoga, personal trainer, fotografe e artigiane, a cui ho scritto per chiedere cosa le blocca quando provano a vendere online una cosa loro. Gli altri trenta me li avete chiesti voi: dopo un mio reel, in un fine settimana, trenta donne mi hanno scritto per avere uno sguardo sul loro profilo, e sono entrata in ognuno. Cosa ho trovato là dentro, oltre al link, te lo racconto in perchè il profilo Instagram non porta clienti.
Quello che ho visto me lo aspettavo a metà.
Quasi nessuna ha un link a un posto suo. Chi un link ce l’ha manda su Linktree, sul profilo di un’associazione, su WhatsApp, o sulla pagina di una piattaforma di altri: un marketplace, un’agenda di prenotazioni. Le altre scrivono “info in DM”, “scrivimi per info”, oppure mettono una freccia che porta a Threads.

Il prodotto c’è, la casa no
La cosa che mi ha colpita di più è un’altra. Più della metà delle personal trainer che ho guardato ha già un programma online con un nome, di quelli belli, pensati. E non c’è un posto dove comprarlo. Né una pagina che lo spieghi, né un pulsante. Per averlo devi scrivere, e aspettare che ti rispondano.
E tante di loro lavorano per una palestra o un centro: i clienti arrivano da lì, e il profilo fa da vetrina alla struttura più che a loro.
Non te lo racconto per fare la lista dei difetti. Il loro lavoro è curato, si vede che lo amano. Te lo racconto perchè se ti sei riconosciuta in una di queste righe, sei in ottima compagnia, e il pezzo che manca è sempre lo stesso.
Instagram è la porta: cosa trova chi la apre
Una porta serve a entrare da qualche parte. Instagram fa benissimo il suo lavoro di porta: ti fa trovare da persone che non ti conoscevano. Il problema arriva un passo dopo, quando chi ha aperto la porta si guarda intorno e c’è il pianerottolo.
La casa è il posto tuo dove quella persona può entrare, guardare, restare. Può essere un sito intero, ma può essere anche una pagina sola, con il tuo dominio, che dice chi sei, cosa fai, e cosa può fare adesso.
Cosa fa la casa che un messaggio non fa
- È aperta alle undici di sera. Chi vuole capire, capisce da sola, quando le va.
- Spiega sempre allo stesso modo. Il messaggio lungo e gentile lo scrivi una volta, bene, invece di riscriverlo quaranta volte di fretta.
- Lascia decidere chi non vuole esporsi. Guarda, legge i prezzi o da quanto si parte, torna domani. Senza doverti chiedere niente.
- Resta tua. Il dominio è intestato a te. Se domani cambiano le regole di un social, l’indirizzo non si sposta.

Su quest’ultimo punto ho scritto per esteso nell’articolo su come limitare l’uso dei social senza perdere clienti.
Cosa deve trovare chi entra: quattro stanze
Nel 2021 il primo consiglio era la grafica. Oggi lo metto in fondo. Una casa bellissima con le stanze sbagliate è un museo: si guarda, si fa “che carino”, e si esce.
Le stanze che servono sono quattro, e vanno in quest’ordine.
1. Chi sei
La pagina Chi Sono, con dentro il pezzo della tua storia che fa capire a lei perchè ti puoi fidare proprio di te. Siccome è la stanza che si apre per prima, e quella che si sbaglia di più, le ho dedicato un articolo intero: come scrivere la pagina Chi Sono quando vendi un servizio tuo.
2. Cosa fai, e per chi
Detto con le parole con cui lo direbbe lei. “Percorsi di benessere olistico” non lo cerca nessuno. “Yoga per chi ha mal di schiena e lavora seduta otto ore” sì, e chi ce l’ha si riconosce alla prima riga.
3. Le prove
Le parole di chi ha già lavorato con te, con un nome, una situazione, cosa è cambiato. Tre testimonianze vere valgono più di una galleria di foto.
4. La porta sul retro
Il prossimo passo. Una cosa sola da fare, chiara, che funziona anche alle undici di sera. Ci arriviamo tra due capitoli, perchè è la stanza che manca quasi sempre.

Linktree, DM o sito: cosa ti basta adesso
Qui ti devo una risposta onesta, perchè non tutte hanno bisogno di un sito domani mattina.
Linktree va bene per cominciare, a una condizione: che i link portino a cose tue. La pagina per prenotare, il modulo per iscriversi alla tua lista, il tuo programma. Se invece i sei pulsanti portano a YouTube, a Facebook, a un podcast dove sei stata ospite e al sito della palestra, hai costruito un corridoio con sei uscite. Chi entra esce dalla prima.
I DM bastano quando le richieste sono poche, le persone ti conoscono già, e hai il tempo di rispondere a ognuna con calma. È una bella situazione, e di solito è quella dell’inizio: quando cresci, le risposte scritte a mano una per una non stanno più nella giornata.
Le tre domande per capire se è il momento
- Chi arriva capisce cosa fai, e per chi, senza doverti scrivere?
- Può fare il passo successivo alle undici di sera, da sola?
- Se domani perdessi l’accesso al tuo profilo, sapresti come ritrovare le persone che ti hanno trovata?
Se hai risposto no ad almeno due, la casa ti serve adesso. E te lo dico pensando alle persone che stai già perdendo senza vederle.

“Scrivimi” non è un prossimo passo
“Contattami”, “scrivimi per info”, “chiedimi pure”: sono gentili, ma lasciano il lavoro a lei. Deve trovare le parole, decidere cosa chiedere, esporsi. Un prossimo passo vero è un gesto solo, e si capisce senza pensarci.
Prenota la chiamata di mezz’ora. Iscriviti e ricevi la guida. Compra il programma di quattro settimane.

La pagina che basterebbe
Torniamo alle personal trainer con il programma che ha un nome. Basterebbe una pagina: cos’è, per chi è, cosa cambia dopo quattro settimane, quanto costa o da quanto si parte, e un pulsante. Chi è convinta compra. Chi non lo è ancora lascia l’email e la ritrovi dopo, invece di perderla.
Quel “la ritrovi dopo” è la parte che fa la differenza, ed è il motivo per cui la casa e la lista vanno insieme. Se non ce l’hai ancora, parti da qui: come creare una mailing list da zero, anche se non hai ancora un sito.
La casa te la monto io?
Il sito sul tuo dominio, con le quattro stanze al posto giusto e il prossimo passo collegato. Tutto intestato a te, e alla consegna ti spiego come si aggiorna. Senza i prezzi di un’agenzia, e una fondazione al mese, perchè le ore sono quelle.
Il sito lo fa l’AI in cinque minuti: cosa ci metti dentro
Se hai cercato “creare un sito con l’AI”, lo sai: Wix, Squarespace, Register e compagnia ti promettono un sito completo in pochi minuti. Descrivi cosa fai, e la piattaforma genera pagine, colori, testi e immagini.
Ed è vero. Funziona. La facciata te la tirano su davvero in cinque minuti.
ChatGPT può creare un sito web?
È la domanda che Google suggerisce più spesso su questo tema, quindi rispondo dritta: sì. ChatGPT e gli altri assistenti scrivono il codice di una pagina, ti propongono la struttura, ti buttano giù i testi. Io l’AI la uso quando monto un sito, per tutto il lavoro di fatica.
Le decisioni, però, no.
Cosa l’AI non sa di te
L’AI non sa per chi sei. Non sa cosa ti chiedono le tue clienti alla fine della lezione, quale frase le fa sentire capite, cosa deve fare una di loro quando arriva sulla tua pagina alle undici di sera. Glielo puoi spiegare, certo. Ma se non lo hai chiaro tu, ti restituisce la media di tutti i siti del tuo settore.
L’AI è il forno. Ti cuoce benissimo e in fretta. Ma se non sai che torta vuoi, ti cuoce alla perfezione una torta che non volevi, uguale a quella della vicina.

Quando va bene l’AI, e quando serve una persona
Va bene farlo con l’AI quando:
- ti serve una pagina provvisoria, per esserci intanto;
- i testi li hai già chiari, e devi solo metterli in ordine;
- hai il tempo e la voglia di fare tentativi.
Serve una persona quando:
- il sito deve collegarsi alla lista, alla prenotazione o al pagamento, e tutto deve funzionare insieme;
- non sai ancora bene cosa scrivere nelle quattro stanze;
- non hai le serate da passare a capire perchè il modulo non manda le email.
Su come uso l’AI senza farle scrivere al posto mio ho scritto un articolo a parte.
Se il sito non ce l’hai ancora
Il consiglio più utile che ti posso dare è non partire dal tema. È la cosa più divertente, lo so, e infatti è quella dove si passano tre sabati a scegliere tra due sfumature di beige.
Prima si decidono quattro cose: a cosa deve servire il sito, chi deve riconoscersi quando entra, quali pagine servono il primo giorno, e cosa deve essere intestato a te. Le ho messe in fila, con i costi veri e le tre cose che chiede la legge, in come creare un sito web da sola.

Scriverlo è diverso da saperlo fare
Te lo dico perchè l’ho visto succedere per anni. Quando scrivevo le guide su siti e blog, mi arrivavano persone che le avevano lette tutte, ci avevano provato davvero, e si erano fermate a metà. Sul dominio, sui testi, sulla privacy, sul modulo che non si collegava.
Erano capacissime. Il fatto è che leggere come si fa una cosa e farla per la prima volta sono due mestieri diversi, e il secondo si inceppa sempre in un punto che la guida non aveva previsto.
Quindi fai così: provaci. Se ci riesci, benissimo, e il sito resta tuo. Se ti fermi a metà, non ricominciare da capo il sabato dopo.
Ti sei fermata a metà? Lo finisco io
Mi passi quello che hai, testi e foto compresi, e il sito lo monto io: sul tuo dominio, con la pagina Chi Sono, cosa fai e per chi, e un prossimo passo che funziona anche alle undici di sera. Resta tutto tuo, anche se un domani non lavoriamo più insieme.
Porta, casa, sistema: la mappa, con i numeri
Adesso che hai camminato per la casa, ecco la mappa.

La porta è il posto dove ti trovano: Instagram, Google, il passaparola. La casa è il posto tuo dove chi ti ha trovata capisce chi sei e fa il passo dopo: il sito, anche di una pagina. Il sistema è quello che collega le due cose e continua a lavorare quando tu non ci sei: la lista, le email, la prenotazione, il pagamento.
Se ti manca la casa, la porta lavora a vuoto. E lo senti come fatica: pubblichi, qualcuno si affaccia, e tu ricominci da capo ogni lunedì.
Il numero che riguarda la porta
A giugno 2026 Meta ha comunicato, come ha raccontato BleepingComputer, che, nell’arco di circa sette settimane, qualcuno ha usato il suo assistente di supporto automatico per prendere il controllo di 20.225 account Instagram negli Stati Uniti. È un caso specifico, e non vuol dire che il tuo profilo sia a rischio domani. Vuol dire una cosa più semplice: l’accesso al tuo account non lo controlli fino in fondo tu. L’indirizzo del tuo sito sì.

Il numero che riguarda la casa
L’altro numero è quello dei profili che ho guardato. Sui trenta della ricerca, dove ho contato una per una, sei hanno un sito o uno shop sul proprio dominio. Le altre ventiquattro mandano a Linktree, a WhatsApp, a una struttura, o da nessuna parte. Tra le artigiane, otto su dieci non hanno nessun link. Negli altri trenta, quelli arrivati dal reel, lo schema si ripete con una variante: quattro mandano chi le trova su una piattaforma di altri, dove chi compra diventa cliente della piattaforma e non loro. Il lavoro c’è, spesso anche l’offerta. Si perde un passo dopo la porta.
Se vuoi sistemare prima la porta, cioè il profilo, parti da come ottimizzare il profilo Instagram quando pubblichi tanto e non ti trova nessuno. Se invece la porta c’è e ti manca la casa, sei nel posto giusto.
Domande frequenti
Instagram ti fa trovare, ma chi arriva e vuole capire di più non ha un posto dove guardare da sola: può solo scriverti e aspettare. Un sito, anche di una pagina, spiega chi sei, cosa fai e per chi, e lascia fare il passo dopo a qualsiasi ora. E l’indirizzo resta intestato a te, qualunque cosa succeda al profilo.
Per cominciare sì, se i link portano a cose tue: la prenotazione, l’iscrizione alla lista, il tuo programma. Smette di bastare quando chi arriva deve prima capire cosa fai e per chi, perchè Linktree è un elenco di pulsanti e non spiega niente.
Sì: scrive il codice di una pagina, propone la struttura e butta giù i testi, e i builder con l’AI come Wix o Squarespace generano un sito in pochi minuti. Quello che non sa è per chi sei e cosa deve fare chi arriva. Se quelle due cose non le hai chiare, ottieni un sito ordinato e uguale a tanti altri.
L’AI va bene per una pagina provvisoria o quando i testi li hai già chiari. Serve una persona quando il sito deve collegarsi a lista, prenotazione o pagamento, e quando non sai ancora cosa scrivere nelle pagine principali. Anche chi monta siti per mestiere usa l’AI per il lavoro di fatica: le decisioni restano a chi conosce il tuo lavoro.
Nei listini pubblici italiani un sito vetrina va da qualche centinaio a qualche migliaio di euro, a seconda di chi lo fa e di cosa contiene. A parte ci sono dominio e hosting ogni anno. Quando confronti i prezzi guarda il costo del rinnovo, non solo quello del primo anno, e controlla che dominio e accessi siano intestati a te.
Non il primo giorno. Prima servono le quattro stanze: chi sei, cosa fai e per chi, le prove, il prossimo passo. Il blog arriva dopo, ed è il modo in cui la casa si fa trovare anche da chi non ti conosce ancora su Instagram.